Gong – Can’t Kill Me, Luigi Bontempi

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GONG est MORT VIVE GONG

Millenovecentosettantasette
Per le strade di Torino, l’odore acre della polvere da sparo allunga la nebbia e rende il respiro affannoso.
Forse è ora di cambiare aria.
Una telefonata dalla Francia mi indica una via d’uscita.
Pochi soldi, pochi stracci, il tascapane.
Stazione di Porta Nuova, treno fino a Modane, biglietto a cartoncino facile da falsificare.
Modane, frontiera, gendarmeria, rottura di palle.
Strada, autostop, camion, auto, poche parole.
Tappa a Lione, dormo da alcuni compagni.
Poi nuovamente sulla strada, grande camion e donne nude sui vetri.
Parigi.
Casa, amici, cibo, doccia, letto.
28 maggio 1977 finalmente ci siamo.
Ippodromo di Parigi.
“Gong è un gruppo di estremi che prospera nel caos” (Mike Howlett)
La fantasia al potere, l’anarchia flottante, sussurri spaziali, un inno alla libertà e alla pura creazione.
Tutta la famiglia al gran completo sul palco, incredibile!
Daevid Allen/Bert Camembert, Gilly Smith/Shakti Yoni, Didier Malherbe/Bloomdido Bad de Grass, Tim Blake/High Tea Moonweed, Pierre Moerlen/Le Père Chusion de Strasbourger, Mike Howlett/Mista T. Being, e non accreditati su vinile ma ben presenti sul palco Miquette Giraudy/Bamboloni Yoni e Steve Hillage/Capitan Sottomaino.
Non un semplice live ma un vero trip a bordo delle teiere volanti sintonizzati su Radio Gnome Invisible.

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