Crosby, Stills & Nash – Long Time Gone, Enzo Curelli

081227329020.sml

Come fai a dimenticare il primo disco acquistato? Ricordo anche tutti quelli che giravano per casa tra il 1979 e il 1985, non molti in verità, ma il primo è quello che mi ha salvato la vita. Anche se qui sotto il mio portafoglio sembra dissentire.

Quello che comprai nel primo negozio di dischi che miei occhi videro in vita: “La Discoteca di Valerio” a Biella, situato nell’allora popolata e vivace galleria della vecchia Standa. Un posto imboscato per aprire un’ attività. Un posto che non ti veniva incontro, dovevi andare a cercarlo, come succede con tutte le passioni più grandi: ci vuole impegno. Ma i tempi lo permettevano. Mica come oggi. La Standa è sparita da parecchio tempo. I locali, in pieno centro, rimasero vuoti e desolati per anni, anche il negozio se n’è andato qualche anno fa, insieme al povero titolare Valerio, e insieme a tutti i dischi con il tempo diventati cd e svenduti dal figlio, poco temerario nella sua scelta di abbandonare tutto. Come dite? Scelta saggia? Per molto tempo rimase una scritta “in vendita” che sbiadì nel tempo, tanto che nessuno la lesse più. Le vetrine rimasero tappezzate da pagine di giornale che raccontavano notizie prima fresche di settimane, poi pure loro divennero vecchie e sorpassate. Ricordo che prima di riuscire ad entrare in quel negozio dovetti aspettare che il mio numero di scarpe aumentasse di quel tanto da permettermi di viaggiare da solo, di andare a cercare la mia passione. Da solo, io e le mie scarpe. Prima mi accontentavo di guardare la vetrina durante le classiche passeggiate domenicali con mamma e papà. Li trascinavo sempre lì, sotto a quella galleria. Il negozio era sempre chiuso in quelle domeniche di fine anni settanta, le poche luci della vetrina lo facevano apparire quasi tetro, aumentando ancora di più la mia morbosa curiosità. Lì dentro c’era sicuramente qualcosa di bello.

Quando le scarpe furono arrivate al numero giusto, non ricordo bene il perché ma puntai tutto sul vinile di Crosby, Stills & Nash. Conoscevo già Neil Young, ma qui il suo nome non c’era, non chiudeva la fila. Molto probabilmente erano i tre quarti che mi mancavano, probabilmente quel divano in copertina mi trasmetteva quella serenità che l’ascolto mi confermò dopo, e che ancora adesso provo specchiandomi negli occhi blu di Judy Collins, viaggiando in Africa con il Marrakesh Express o sognando su Wooden Ships e Guinnevere. Probabilmente la foto interna con i tre infreddoliti e avvolti nelle pellicce doveva farsi guardare e diventare tra le mie icone preferite di sempre, trasmettendomi prima tutto il freddo che i miei occhi provavano ogni volta che la guardavano, poi tutto il calore dell’ascolto. Probabilmente era un destino che le mie scarpe già conoscevano. A volte spero che il mio numero di scarpe, da anni fermo sulla ruota del 42, possa diminuire e riportarmi indietro nel tempo, solo per vedere se farei la stessa scelta o solamente per rientrare in quel negozio e annusare nuovamente l’inconfondibile odore delle copertine di cartone dei dischi che si mischiava con il fumo delle sigarette, impregnando le pareti. Quanto fumava il Valerio! E poi vorrei ancora impugnare quelle inconfondibili buste di plastica con il vecchio cowboy e il grammofono che riprendevano la copertina dei Pure Prairie League, tale e uguale. E le tessere fedeltà? Dopo un tot di timbri ti portavi a casa un disco in omaggio. Poi desisto. Long Time Gone.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...