U2 – The Unforgettable Fire, Ettore Craca

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“Walk on by
Walk on through
Walk ‘til you run
And don’t look back
For here I am”

1974
All’età di 8 anni ebbi la sfortuna di guardare un telefilm una scena del quale mi causò un piccolo (ma grande per quello che ero allora) trauma.
Uno spavento che mi rese impossibile, per più di un anno, addormentarmi da solo. Mio fratello Danilo aveva cinque anni e mezzo e non aveva paura.
Mi accolse ogni notte nel suo letto. quello di sotto a castello, dopo i miei vani e ripetuti tentativi di addormentarmi da solo.
Ci addormentavamo insieme abbracciati e insieme ci svegliavamo, giorno dopo giorno, per mesi e mesi.

“Carnival
The wheels fly and the colors spin
Through alcohol
Red wine that punctures the skin
Face to face
In a dry and water less place”

4 febbraio 1985
Gli U2 arrivano in Italia per la prima volta. Promuovono “The unforgettable fire” disco che, incredibile a dirsi, viene accolto con perplessità da una stampa ancora infervorata dalle schegge taglienti di “War” e “Under a blood red sky”.
La data di Milano programmata al palasport, a seguito del crollo del tetto dovuto alla “nevicata memorabile”, viene spostata in fretta e furia al teatro tenda di Lampugnano di capienza inferiore.
Alcuni non riescono ad entrare, ci sono tafferugli all’ingresso, mio fratello, mia cugina ed io siamo tra i fortunati.
Ciao 2001 dedica otto facciate alla copertura dell’ evento…attesissimo.
Gli U2 sono in quel momento di pura magia in cui una band passa dal culto alla notorietà più ampia solo per la forza della sua musica. Il passaggio che toccò poi ai REM di “Green” e ai Radiohead di “OK Computer” anni dopo.
Momenti di grazia.
Pura euforia.
È il secondo concerto della mia giovane vita e, non so ancora quanto, mi segnerà come un marchio rovente.

“Ice
Your only rivers run cold
These city lights
They shine as silver and gold
Dug from the night
Your eyes as black as coal”

Primo aprile 1986
Sono a Vicenza. Per la prima volta non ho seguito i miei per le vacanze di Pasqua.
Loro sono a Folgaria sulla neve con i miei due fratelli e altri familiari.
Il telefono squilla all’alba, la voce di mia zia mi avverte che Danilo ha avuto un incidente sugli sci e che si è fatto male. Mi attendono all’ospedale di Rovereto.
Le due ore di viaggio sono interminabili, immagino l’immaginabile cercando di mantenere il controllo.
A Rovereto basta un secondo.
Lo sguardo in lacrime dei miei genitori chiude ogni porta alla speranza.
Danilo se n’e’ andato, per restare per sempre.
I suoi occhi neri come il carbone si sono chiusi per non riaprirsi più.
Il primo aprile cessa definitivamente di essere il giorno dei pesci, il giorno degli scherzi e delle prese in giro che avevamo condiviso per tanti anni per diventare, da allora in poi, il giorno del ricordo.

“So sad to besiege your love so head on
Stay this time
Stay tonight in a lie
I’m only asking but I
I think you know
Come on take me away
Come on take me away
Come on take me home
Home again”

9 marzo 1987
Sono in treno, il treno dell’alba che mi porta, ventenne studente pendolare, a Venezia.
In tasca ho un gruzzoletto di risparmi destinato da tempo.
Il programma è questo, dopo la prima lezione nell’aula di Ca Foscari e prima della seconda raggiungerò di corsa il negozietto di dischi in campo San Barnaba, quello minuscolo.
Farò uno strappo al mio voto di non entrarci mai più data la leggendaria scortesia del proprietario (non sta a fermarte chive dime cossa te voi o quea xe a porta).
Questa volta non mi attardo di certo a guardare i raccoglitori.
Mi interessa un disco.
Uno solo.
Quello che esce oggi, annunciato da mesi: “The Joshua tree” degli U2.
Il piano va in porto nonostante il poco tempo tra una lezione e l’altra.
Prendo il vinile.
Sarà l’unico acquisto di sempre in quel negozietto che avrebbe lasciato il posto una quindicina d’anni dopo ad una bottega di barbiere.
Lo riporto in aula dopo averlo scartato ed essermi studiato nei dettagli l’artwork firmato Anton Corbjin e i credits di copertina.
Devo attendere metà pomeriggio per poterlo ascoltare.
Una piccola tortura.
Per me è un momento molto atteso.
Gli U2 sono nell’olimpo personale dall’uscita di “War” e “The unforgettable fire” ha consolidato lo status girando ininterrottamente per mesi sul nostro giradischi in camera.
Mio fratello Danilo ed io siamo stati tra i fortunati a presenziare alla prima data in italia due anni prima al teatro tenda Lampugnano.
Un anno dopo mio fratello mi ha lasciato.
Tra le sue cose ho trovato una scatola da scarpe con vari ritagli degli U2, un volantino che pubblicizzava il fan club italiano una busta contenente qualche migliaio di lire risparmi evidentemente messi via per la quota di adesione.
Ancora un anno e sono li, con il disco sotto il banco, fremente di curiosità, conscio che quell’album cercherò di ascoltarlo anche con le orecchie di Danilo.
Spero di non rimanere deluso e che quindi, con una sorta di transfer improprio, non lo rimanga nemmeno lui.
Il treno mi riporta a Vicenza, poi l’autobus di nuovo a casa.
Mi arrampico di corsa nella nostra camera all’ultimo piano.
Metto febbrilmente il vinile sul piatto.
Le prime note gassose di “Where the streets have no name” si impadroniscono della stanza.
Rabbrividisco.

“And if the mountain should crumble
Or disappear into the sea
Not a tear, no not I”

1987
Non andai a vedere la data di Modena a giugno nonostante vari amici si fossero organizzati per andarci.
Non ricordo perchè.
A distanza di trent’anni mi piace pensare sia stato un atto di autodifesa.
Forse rivederli senza di lui in quel momento sarebbe stato insostenibile.

“Stay in this time
Stay tonight in
Ever after, this love in time
And if you save your love
Save it all”

Se c’è una canzone che mi ha salvato la vita è “The Unforgettable fire”
Ogni volta che sentivo di smarrire brandelli del ricordo di mio fratello mi sono tuffato nella sua atmosfera solida e gassosa, immergendo me stesso da capo a piedi nel dolore di una perdita irreparabile per recuperare il mio amore per lui e il ricordo della vita che abbiamo condiviso.

“Don’t push me too far
Don’t push me too far
Tonight
Tonight
Tonight”

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