Nik Kershaw – The Riddle, Andrea Betti Tibet

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Beh non so se mi abbia proprio salvato la vita, ma poteva certo essere l’ultima canzone che avrei ascoltato in vita mia. Questo giugno mentre mi stavo preparando a un delicato intervento al cuore per la rimozione di un defibrillatore, in sala operatoria la radio era accesa; non si pensi male: è un modo per stemperare la grande tensione del paziente nella normalità un po’ grottesca di una musichetta da centro commerciale, in quell’ambiente sterile e austero. Non si tratta quindi di qualcosa di distraente o di fuoriluogo. Cosi mentre l’infermiere mi preparava per l’intervento, e mi stendevo sul lettino operatorio, l’ultima canzone che ho sentito prima di cadere anestetizzato, caso ha voluto che fosse THE RIDDLE di Nik Kershaw. L’operazione, che doveva durare un paio d’ore poi, a causa di una complicazione ne è durata dodici. La canzoncina (in realtà è un pezzone synth-pop anni ottanta, prodotto da Peter Collins già produttore dei mitici Rush) mi ha comprensibilmente ossessionato per mesi e mesi dopo l’intervento e, nonostante il suo testo deliberatamente enigmatico \ nonsense, da quel momento ho sempre un brivido quantistico fra commozione e angoscia quando l’ascolto. Poteva andarmi peggio: potevo rimanerci secco fiammifero e aver sentito come ultima canzone della vita un qualsiasi brano di Povia. O di Antonacci. Ma questo sarebbe stato l’inferno.

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