Andrea T. Connection – More More More, Francesco Bucci

118463258

            Un sabato pomeriggio del marzo 1977 (avevo quindici anni), andai ad una festa di compleanno. Era una festa diversa da tutte le altre a cui ero stato invitato fino a quel momento, perché questa volta avrei avuto la possibilità di incontrare la ragazza dei miei sogni, magari parlarle, magari ballare con lei. Qualche settimana prima ero riuscito a dare una sbirciatina alla lista degli invitati e da allora ero rimasto in trepidante attesa. Alla fine, il magico momento era arrivato.

            Ora, immaginatevi la scena: è un tardo pomeriggio di inizio primavera, entro nella stanza e…BANG!, eccola lì, che danza su una canzone disco intitolata More More More. Indossa semplicemente una felpa, un paio di jeans e ha un lungo foulard annodato attorno al collo (anzi no, alla gola, come direbbe Patti Smith): è bellissima nella sua aristocratica noncurante semplicità ed io ne rimango fulminato. Non solo: quella canzone suona alle mie orecchie come la musica più bella che abbia mai sentito (e sì che sono un rocker duro e puro e odio la disco-music, ma…chissenefrega?!).

            Quella sera le cose non andarono per niente bene: non ebbi il coraggio di avvicinarla, perché se ne stava tutto il tempo a ridere e chiacchierare con i suoi amici; in più, quando la invitai a ballare, rispose con un no secco che non ammetteva repliche (e la cosa si ripeté per due volte); in più, quando mi voltai dopo avere arraffato un panino mi accorsi che era già sparita (andata via, mi confermò il padrone di casa). Il Tempo, il Grande Gentiluomo, sempre al lavoro per i cuori spezzati, iniziò pazientemente a fare il suo lavoro ed io lentamente, molto lentamente, iniziai a dimenticare.

            Un giorno, nel marzo 2002 (era il primo pomeriggio), stavo andando al lavoro in macchina; alla radio, un programma di vecchi successi. Improvvisamente, sentii una canzone remotissima eppure familiare, il suono di una festa di adolescenti di venticinque anni prima. Fermai immediatamente l’auto e mi misi ad ascoltare con attenzione, recuperando il filo dei ricordi (quelli tristi, perché erano gli unici che avessi a disposizione). Erano ricordi di un goffo adolescente pieno di speranze e aspettative che era entrato in una stanza con i suoi vestiti migliori; ricordi legati a un momento eterno, in cui tutto sarebbe ancora potuto accadere.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...