Velvet Underground – Waiting For My Man, Alessio Massironi

nico

Waiting for my man (un doppio LP sulla vita)

Disco 1, side A

“Mi chiedi perché ascolto la musica così forte? Hai presente quando ti ammali e vorresti imbottirti di aspirine per star meglio; quando soffri d’insonnia e ti ingozzi di camomilla e sonniferi? Beh per quello alzo il volume, per non sentire, non sentire il dolore che ho dentro e che mi provoca il mondo intorno.”

Girandosi e dando le spalle al suo interlocutore David cerca nella sua grossa sacca di pelle la giusta musicassetta per l’istante, rovistando in modo frenetico fra le quarantasei musicassette che porta sempre con sé sceglie tra le tante la sua eletta per l’istante;apre il walkman e i Velvet Underground danno risposta al mondo di come si sente:

-I’m waiting for my man, Velvet Underground and Nico-

I’m waiting for my man

Twenty-six dollars in my hand

Up to Lexington, 125

Feel sick and dirty, more dead than alive

I’m waiting for my man

Splende il Sole oggi, David beve un’aranciata seduto sul bordo del marciapiede, pochi anni forse neanche trenta, porta una giacca leggera anche se ora fa troppo caldo, non può toglierla, le maniche devono raggiungere sempre i polsi; talvolta con le dita cerca di tirare le maniche ancora più giù. Nasconde i suoi segni sotto le maniche, nasconde grossi tagli e grossi buchi. Continui buchi per cercare di colmare quelli giganteschi che ha dentro di sé.Nasconde i suoi mostri sotto le maniche, nasconde il suo passato. Dice di aver smesso conl’eroina da almenosei mesi, ci si prova a credergli, si prova a credere che la terapia abbia funzionato, che gli psicologi abbiano fatto il loro lavoro, che il metadone abbia tamponato qualche buco, non quelli dentro ma solo quelli che nasconde sotto le maniche. Di tutti gli strizzacervelli che ha conosciuto David nasconde un amore per la dottoressa De Vinni, amore non corrisposto, amore da terapia, lo sa bene anche lui, sarà parte della terapia. David ha quasi finito la sua aranciata amara, vuole godersi ancora qualche minuto prima di tornare a lavorare: lo spazzino, il massimo che poteva permettersi dopo quello che aveva e stava passando, ma non gli dispiaceva così tanto, un po’di solitudine le sue cuffie, la sua alienazione musicale gli permetteva di vivere, si creava il suo mondo composto da note da parole, da artisti che lo capivano erano i soli a capirlo il suo analista era David Bowie a cui parlava mentre ascoltava i suoi pezzi, Lou Reed è un po’ lo zio che ti consiglia e ne ha viste un sacco, anche lui si è trovato più volte a scegliere tra una siringa e la vita e così tutti gli altri insieme erano la sua cura, il suo modo per superare le sue crisi. Porta sempre una sacca con dentro le sue musicassette per ora ne ha solo quarantadue, ne ha una per ogni stato emotivo, ne ha una per ogni crisi e per ogni paura, le emozioni le sente così, da delle cuffie. La levetta volume è la sua migliore amica perchè non lo disturba più ormai, lì bloccata sul massimo. Il nastro inizia a girare e poi ci pensano “loro” a farmi star meglio, ci pensano “loro” a farmi dire quello che sento, ci pensano “loro” a farmi tornare in vita. Si alza di scatto, tiene la lattina in mano, vede il cestino, nasce una sfida personale il classico “se la metto oggi troverò l’amore della mia vita”, tiro un po’ corto, sarà per la prossima aranciata pensa e si incammina verso l’edificio. Vede quell’angolo dove lavora Fabias, da lui ha comprato un paio di volte dell’hashish, la più avanti c’è il cassonetto dove ci ha vomitato una sera. La un panettiere dove ha provato ad elemosinare del cibo qualche mese fa, ripensa a quello che ha passato, non piange non si commuove e non si spaventa neanche, forse perchè è storia vecchia ormai? Forse perchè non è ancora scomparso il suo dolore ed è ancora presente si è solo mutato. Non è più un tossicodipendente, ma non neanche una persona sana, non è un reietto ma neanche un integrato, si trova in un limbo in mezzo a due burroni, in uno ci ha già navigato e quasi ci moriva affogato, dell’altro può scrutarne il fondo, ma non si vuole tuffare. Sta camminando in mezzo ad un branco di sconosciuti e non vuole mischiarsi con loro, non vuole rivedere i suoi vecchi amici, ha tagliato i contatti con la famiglia, si trova solo in questo momento. Qualcosa la sta cercando, ed è una donna che lo faccia innamorare una donna che lo faccia un po’ impazzire, la vuole strana, non bella, ma strana qualcosa che possa smuovere il suo animo farlo tornare un po’ in vita, una sua metà, che gli dia qualche motivazione per andare avanti che non sia solo il suo rock and roll. L’ha delineata la vorrebbe con la forza emotiva di Janis Joplin, solo meno alcolizzata, il portamento e la classe di Nico, una visione un po’ hippie di Madonna dei primi anni, la simpatia di Blondie e non gli importa neanche la bellezza, basta che sia quella giusta. Non vede l’ora di prendere la prossima aranciata per vincere la sua sfortuna.

Nell’edificio dove lavora corrono e avanzano di grado centinaia di persone, lui spazza solo i corridoi dei grandi uffici, la sua tuta da inserviente lo scherma dalla comunità circostante; le giacche non lo possono bloccare, le cravatte non lo soffocheranno, rimarrà lì con il suo scopettone, le scarpe da ginnastica usurate e il suo cappellino tirato indietro mentre danza, la scopa dai lunghi capelli, il mocio ondulato sono le sue compagne di ballo, la musica la può sentire solo lui. E’ in un guscio che lo protegge costantemente, fino a quando indossa le sue cuffie nessuno potrà scalfirlo. Il suo è un ballo continuo e lento, le note avanzano con i suoi passi e i suoi anni, ogni passo a tempo di danza ondula con lui, sempre un passo avanti e mille indietro. La vita gli scorre davanti agli occhi, traccia per traccia fino quando è necessario cambiare musicassetta. Delle quarantadue oggi non ha avuto necessità di usarne una in particolare sta ascoltando la radio, ma la vita è sempre pronta a scherzarlo, la faretra è sempre piena e la corda è tesa e le vittime son sempre le stesse: una crisi, di quelle che ti fanno impazzire al momento, David sente il battito accelerarsi, gli si stringe il petto, perde la connessione con il mondo stringe la scopa per sentirsi ancora vivo, continua a lavorare sperando che passerà, ma è più forte, si guarda intorno, non c’è nessuno appoggia la scopa al muro, si siede per terra e comincia a respirare. Le sue crisi lo giocano così, in un attimo il cuore impazzisce, la visione rimane nitida ma il mondo è irriconoscibile, il respiro manca. Sei disconnesso, ti senti distante da te stesso, ti vedi ma non riesci a gestirti, non riesci a fermarla; in quei momenti non puoi continuare a fingere devi fermarti sederti e ricollegarti al mondo. Il modo che David aveva trovato erano le quarantadue cassette musicali. Si sente morire in quell’istante fruga nella sacca in cerca della sua nuova medicina, compulsivamente scruta le diverse musicassette, compulsivamente ogni cassetta era sbagliata per il momento, in realtà erano tutte perfette e tutte sbagliate. Non esisteva una cassetta per situazione, esisteva la situazione per la cassetta. Lo sentiva così, un filo che collegava il suo dolore alla canzone giusta in quel momento la situazione è facilmente riassumibile con le sue parole:” Dio, Dio, Dio dove sei? Non Ronnie James ma proprio lui, quello che dovrebbe lanciare fulmini e saette, quello che mi ha spinto ad essere così, dove sei? Dimmi almeno cosa ascoltare!” La crisi si stava facendo ancora più forte, la sacca posata sul pavimento e lui inginocchiato pregando di sputargli davanti cosa stava cercando; stringendosi le unghie contro le braccia comincia a sentire male, era l’unico modo per iniziare a tamponare la sua crisi, che avanzava sempre più forte. Si guarda intorno il corridoio grigio e morto gli sbandiera in faccia il vuoto dell’edificio, dei muri senza quadri e dei vuoti che dentro di sé. Ci voleva un fiume per riempirli tutti, un fiume che potesse colmarli e livellarli, un fiume di note: “Un fiume di note, gli YES!” gridò David rovistando dentro la sacca, la preda era stata individuata, aprì il suo mangiacassette e le chitarre degli YES accompagnate dalle tastiere intonarono la sua medicina che potesse per quei nove minuti di canzone allontanarlo dai suoi maledetti pensieri:

-Roundabout, YES-

I’ll be the roundabout

The words will make you out ‘n’ out

I spend the day your way

Call it morning driving through the sound and

In and out the valley…

La crisi scivolò via trasportata dal fiume riportando David alla sua presunta normalità. I movimenti tornano armonici i passi decisi, la scopa diventa chitarra basso e asta del microfono. Parte l’assolo di chitarra David impazzisce sul suo legno senza corde, chiude gli occhi e continua l’assolo. La scopa diventa la sua dama e danza con lei facendola ondeggiare. La crisi è passata ma due colpi sulla spalla lo riportano alla realtà, il signor Vitarelli amministratore dello studio e lo guarda con aria di sconforto.

Starà pensando:” povero tossico si è bruciato completamente il cervello”. Gli indica il bagno con il dito e il viso disgustato. David si mette sull’attenti portandosi ironicamente la mano alla testa simulando il saluto militare e si avvia. Preferisce questo sporco a quello delle persone che lo circondano, preferisce l’odore delle loro feci ai loro profumi, almeno questo è vero è ciò che li rappresenta e li accomuna a tutti, perfino i tossici fanno la cacca. Mentre passa il mocio sul pavimento canticchia e pensa alla sua cena in scatolame: fagioli in scatola, tonno in scatola e mais in scatola, ma sogna una donna che gli prepari la cena dopo una dura giornata di lavoro, mangiare insieme a lei, guardare un film, mettersi a letto e fare l’amore. Si guarda allo specchio, il suo volto è segnato, i suoi occhi azzurri sembrano spenti e la cicatrice vicino al sopracciglio figlia di una brutta caduta rompe la già poca armonia. Il suo naso è fine e sale poco all’insù, fortunatamente non è rovinato dalla cocaina; le guance assenti segnano i suoi alti zigomi. Non si sente un mostro ha visto uomini in condizioni peggiori, abbassa lo sguardo, controlla che la porta del bagno sia chiusa e tira su le maniche. Tagli e buchi ornano le sue braccia, dandole una superficie ruvida e disconnessa, al tatto David rabbrividisce, pensa alle sue lezioni di fisica ai primi anni di liceo, quando ancora lo frequentava, pensa all’attrito: una strana forza che si oppone allo scivolamento di un corpo su una superficie, una strana forza che si oppone allo scivolamento della vita, che taglio dopo taglio, buco dopo buco si oppone sempre di più allo scivolamento della vita. Abbassa le maniche un’altra crisi si sta nascondendo sotto i suoi tagli, si guarda allo specchio, si fa l’occhiolino e torna a lavorare. Passa lenta la giornata e più volte guarda fuori dalla finestra, vede il grigio che macchia il cielo, vorrebbe della pioggia, ma le nuvole sono gonfie di scuro ma scariche, oggi non pioverà, non laveremo le strade stasera, nessuno toglierà il sapore di tristezza, rimarrà in bocca e gli rovinerà la cena e la colazione. Passano le sue ore di lavoro e cammina verso il suo armadietto e lo apre sempre con la solita lentezza, non esiste fretta per chi non vuole tornare a casa. Purtroppo il suo giradischiTechincs 1200l’aveva dovuto vendere per pagarsi parte delle cure insieme all’amplificatore e alle casse, pensava ai momenti più intensi della sua vita: sdraiato sul suo tappeto con i dischi che ruotavano, la musica che nelle sue orecchie che penetrava così bene, la puntina che cade ed il diamante che bussa al disco e chiede permesso per passare tra le sue incisioni, meglio dell’amore meglio di qualsiasi altro pensiero, l’odore di polvere nelle narici che non stonava mai, la finestra aperta per sperare di allietare la passeggiata a qualcuno, sperava davvero a questo; pensava a poveri passanti con le vite intasate dai problemi che impediscono la camminata che la fermano, che ti affrangono, si immaginava questo, uomini che sentono poche note, riconoscono una voce ed arrancano sotto la finestra per essere nutriti di altra musica mentre David, sdraiato consapevole e sotto gli effetti dell’eroina rideva al mondo, pensava ad un amico mai conosciuto, uno dei suoi idoli il grande Tom Waits e alle sue parole che in un trip aveva sognato:”Non riesco a capire coloro che si rifugiano nella realtà perché hanno paura di affrontare la droga”. David si era sempre rifugiato in essa, ma lo aveva lentamente distrutto ora aveva un nuovo rifugio: la musica.

Si cambia sempre con molta lentezza, lo scorrere del mondo andava alla sua velocità, non vuole perdersi ogni istante del suo ritorno. A casa apre la porta della minuscola abitazione disordinata. A terra lo zerbino è composto da lettere di bollette e reclami da parte del proprietario di casa che esige l’affitto degli ultimi mesi; poco importa si pulisce comunque i piedi su di essi. Le scarpe vengono lanciate nel loro angolo della cucina, sporca e con pochi piatti impilati. Non ha molta fame, apre la finestra della camera e si accende una sigaretta. Scruta il palazzo di fronte e vede Alice muoversi. Ama quella ragazza dal nome sconosciuto, la ama perché gli ricorda un pezzo appena uscito che ha sentito pochi giorni fa in un negozio di musica: watching Alice di Nick Cave, canta la parte che meglio ricorda:”watching Alice is so depressing…”. Finita la sigaretta si mette alla piccola scrivania della camera piena di fogli. Sta cercando la sua ispirazione, la scrivania punta alla finestra, punta ad Alice. Ride, guarda il calendario. Domani ha l’incontro con la sua psicologa; ride ancora, Alice si sta mettendo il pigiama, watching Alice is so depressing. Si toglie i jeans strappati alle ginocchia scrocchia il collo e con piccolo balzo tocca il letto. Le coperte sono buttate sul letto aumentando il disordine che già regna fuori e dentro di lui. Si accende un’altra sigaretta, il fumo danza fino a sparire sul soffitto. Si mette le cuffie ed ascolta le ultime canzoni prima di decidere di addormentarsi. Un rinnegato solo un rinnegato, da se stesso e da quella che chiamano società:”Non mi avrete mai, non mi riconoscerete mai, sarò sempre diverso, sarò il vostro eterno camaleonte, appoggiato su mura sconosciute a voi tutti” si ripete nella mente decide di ascoltare ancora un po’ di progressive dato che oggi lo aveva già salvato, ma sulle prime note di Selling England by the pounds dei Genesis, chiude gli occhi e si addormenta.

E’ mattino e sta correndo giù dalle scale sfrecciando senza essersi lavato la faccia e sistemato i lunghi i capelli, schiva le macchine per strada e rimpiange prima il suo motorino e poi la bicicletta venduti entrambi per pagarsi qualche dose. La sveglia non ha suonato è in ritardo per l’appuntamento con la psicologa è riuscito solo a vestirsi e a prendere la sua sacca e il suo walkman. Le cuffiette penzolano dalla giacca e gli fanno da coda mentre stormi di automobilisti lo inondano di insulti. Non vuole arrivare nuovamente in ritardo dalla sua dottoressa. Pensa alla sua scorciatoia pensa alla via più breve ma sa che comunque arriverà in ritardo. Svoltando l’angolo vede la sua salvezza il pullman che potrebbe evitargli l’infarto sta arrivando, la fermata è a poco più di trecento metri, pronti partenza e via, inizia la gara contro il grosso mezzo. La vittoria potrà essere raggiunta solo se il pullman che percorre la grande via centrare prenderà il semaforo rosso, solo così David può vincere. Sono attimi di tensione, vede i colori cambiare nel semaforo e immagina l’autista spingere l’acceleratore sull’arancione ma il pullman si ferma e si inchina al semaforo rosso. David lo supera con il fiatone, ha vinto, oggi dovrà essere davvero una splendida giornata pensa. Arrivato alla pensilina è sudato ma con un gran sorriso, una vecchietta vicino lo guarda attenta per paura che quel tossico possa rubarle la bella borsetta con la pensione. Il pullman si ferma davanti a lui e mentre sale vede la sagoma del suo peggior nemico: il controllore. L’uomo vestito in nero lo nota subito e con un gesto che indica la macchinetta per timbrare, gli chiede il biglietto. “Ha visto che corsa che ho fatto come crede che potessi prendere il biglietto, la prego ho un incontro molto importante la prego!” La supplica di David, incute solo schifo nell’uomo che indica l’edicola in fondo alla via:”La c’è l’edicola, prenda il prossimo o le devo fare la multa e non mi sembra che lei possa pagarla, arrivederci.” Le porte si chiudono in faccia a David, il pullman riparte e il ragazzo lo saluta con il dito medio alzato. Mancano venti minuti all’appuntamento, correndo potrebbe arrivarci in massimo venticinque. Pensa fra sé e sé:” Oggi è la mia giornata me lo sento, nessuno può permettersi di fregarmi, ho la canzone giusta per questo momento”. Rovista nella sacca e trova la sua compagna di viaggio: 25 minutes to go di Johnny Cash:

-25 minutes to go, Johnny Cash-

…And I sent for the mayor but he’s out to lunch I’ve got 20 more minutes to go

Then the sheriff said boy I gonna watch you die got 19 minutes to go

So I laughed in his face and I spit in his eye got 18 minutes to go

Now hear comes the preacher for to save my soul with 13 minutes to go

And he’s talking bout’ burnin’ but I’m so cold I’ve 12 more minutes to go…

“e ho quindici minuti per andare dalla psico, dopo il pullman si è fermato e avevo solo quattordici minuti per andare dalla psico, quindi mi hanno chiesto il biglietto e non l’avevo, tredici minuti per andare…”

David continua la sua canzone nella testa, mentre suda e sorride, c’è un bel cielo oggi, vuole parlarle, mostrarle che è migliorato che la sua terapia funziona, che le crisi le sta imparando ad affrontare e a sfidare e a vincerle, la musica lo sta aiutando, le quarantadue musicassette sono la sua vera terapia.

Il walzer di scatti serpenteggia nella sala da ballo delle vie cittadine, un matto danzante che si muove schivando le persone per strada, urtandole e rimbalzando tra di loro. Pochi minuti alla casa non è così in ritardo, ha il fiatone e ripensa alle sue sigarette che gli hanno portato via il fiato, il portone dell’edificio è sempre più vicino lo può quasi toccare. Ha raggiunto il suo obiettivo con solo sei minuti di ritardo, le gocce di sudore cascano sul suo viso percorrendo strade perfette che si completano in ruscelli cavalcati anche da lacrime. Ha il volto rosso i capelli disordinati, una camicia almeno due taglie più grande dei jeans stretti strappati e degli anfibi, è sudato e sporco e non ha avuto nemmeno tempo di lavarsi i denti; il biglietto da visita perfetto per entrare nella società. Suona il citofono e a rispondere è sempre la voce scura della orrenda segretaria vestita sicuramente con un maglione color impronunciabile, camicetta bianca di cui si intravede solo il colletto, una gonna troppo corta per le sue goffe gambe e i soliti insopportabili occhiali stretti che si appoggiano alle orecchie a sventola da cui cadono i cordini di color oro pacchiano; con una voce acuta ma sempre oscura chiede:”Sì, chi è?” -“David!” rispondendo con ancora il fiatone. “David chi?” domanda ancora la segretaria con voce ancora più oscura-“David il tossico! Che è anche non troppo in ritardo oggi, quindi mi faccia entrare per favore!”. Un suono segna l’apertura del portone e David spinge il possente pomello ed entra nell’edificio e si indirizza nel piccolo cortile che attraverserà per raggiungere lo studio della dottoressa situato al piano terra ed introdotto da bellissimi fiori che gli indicano la via. Entrando David vede il mostro di segretaria vestita proprio come immaginava, il maglione è color prugna come la montatura degli occhiali fanno di contorno al muso corrucciato che lo fissa mentre l’esile figura del giovane avanza.”E’ in ritardo.” esordisce la segretaria puntandogli il dito in contro, “lo sarei stato di soli sei minuti se mi avesse aperto subito, la dottoressa mi sta aspettando.”-“Sì la sta aspettando da otto minuti.” Mentre avanza verso lo studio della dottoressa David si gira e manda un bacio alla segretaria, che schifata lo schiva e torna alle sue scartoffie e a limarsi le unghie. Mentre apre la porta David fa un gran respiro ed entra prima solo con la testa e chiede:”E’ permesso dottoressa?”una voce chiara opposta alla vecchia segretaria gli risponde di entrare e di sedersi. La dottoressa De Vinni è una donna di circa trentacinque anni ma probabilmente anche di meno; i suoi capelli castani scendono lenti sulle spalle dandole sempre un’aria molto ordinata, è vestita in modo semplice e il lieve trucco non le rovina il viso pulito in alcuni tratti anonimo, tutto tranne che per gli occhi, molto grandi e verdi, ma non un verde banale un verde con tinte chiare che li fanno apparire quasi gialli felini, mantenendoli comunque raffinati. Ma la cosa che piaceva di più a David era il neo a forma di goccia sotto l’occhio destro a livello delle gote che gli ricordava una lacrima. Tutti questi elementi componevano la sua psicologa, il suo amore non amore, il suo interesse disinteresse. Dicevano che l’eroina ti fa perdere completamente l’appetito sessuale, ed avevano ragione pensava David, ma finito il periodo e la disintossicazione il suo appetito sessuale era alle stelle e vedeva in quella donna il suo sogno erotico ricorrente. David si siede e le guarda il viso e abbassa lo sguardo per vederne il seno:”Me la ricordavo meglio, mi sa che mi è passata la cotta.” Pensa fra sè e sé. La dottoressa inizia il colloquio porgendogli le domande di routine sulle sue abitudini da ex tossico, che levano sempre dai quindici e venti minuti totali. Finita la prima parte che David percepisce come un interrogatorio inizia la sua parte preferita, quando può parlare a ruota libera di tutto quello che viaggia nel suo cervello. La dottoressa la scorsa seduta gli ha posto una domanda difficile a cui non sapeva trovare nessuna risposta, cosa gli provava davvero l’eroina, quali emozioni, quali differenze, quale elevazione. L’idea gli venne mentre camminava…:” Sa dottoressa, forse ci sono, ho pensato molto alla sua domanda e l’ho scritta per non perderla, mi è venuto in mente mentre camminavo ed ho visto un uomo con dei lunghi baffi neri e capelli ricci a petto nudo era vicino a dei cartelli stradali. Chiedeva gentilmente l’elemosina e mi ha ricordato la copertina di un album di Frank Zappa: the man from Utopia, a ripensarci anche quell’uomo assomigliava moltissimo a lui, ma mi pare molto difficile fosse lui sarà a fare qualche concerto o a scrivere qualche pezzo nuovo, quell’uomo è un mostro, pensi che il suo primo album è del 1967 ed ora non ha neanche cinquant’anni e ha scritto quasi cinquanta album. E’ impensabile per un essere umano, lei ha presente i suoi album? Hot Rats? Freak Out? Joe’s garage? E’ il Dio della musica, ascoltando un suo disco è come ascoltarne mille di altri artisti, ha sperimentato ogni genere, e ne ha inventato, alcuni non hanno nome perché nessuno dopo di lui ha potuto provare a fare qualcosa di simile perché incomprensibile. Jazz, rock, fusion e classica condensati insieme, ogni traccia ha infinite sfaccettature ogni canzone moderna ha qualcosa che Zappa aveva già inventato e già scritto in modo migliore; molti artisti non stanno facendo altro che copiarlo, consapevoli o meno tutti hanno preso qualcosa di Zappa. Prendono un suo pezzo cambiano le parole qualche arrangiamento diverso ed ecco che la canzone è scritta. Sia chiaro, mi riferisco solo alle musiche i suoi testi non erano un granché, non erano così emotivi come li ho sempre cercati; ma la musica Doc, la musica, dopo Zappa tutto è già visto e sentito perché lui ha già mostrato tutto, qualsiasi altra musica sembrerà già sentita perché lui l’ha già scritta; tutto diventa una brutta copia, nessun altro pezzo ti potrà colpire più. Era questo che amavo dell’eroina, tutte le vostre vite mi sembravano copie imperfette del mio momento con l’ago, del mio trip con l’ago. L’eroina era il mio Zappa e le altre vite compresa la mia senza di lei, copie di essa.” La dottoressa guarda fisso David percepisce che queste non erano parole di un delirio erano ferme e ragionate, per un attimo si commosse, forse stava davvero guarendo. C’era molto da lavorare la sua ossessione per la musica era costante ma non preoccupante, con lei aveva cercato di portarla ad un piano più materiale come vero metodo di cura. La cosa che più amava lo poteva davvero salvare. Guardando la lista delle musicassette che David le aveva dato, la dottoressa notò però che non era presente nessuna traccia di Frank Zappa, insospettita gli chiese:”David perché non hai nessuna musicassetta tra le sessantasette con una canzone di Zappa?” David sorrise si passò le mani sugli avambracci ruvidi e disse:”DOC io non voglio più ascoltare un pezzo di Frank Zappa fin quando non sarò certo di essere davvero uscito da questo tunnel.” La psicologa incuriosita gli domandò automaticamente perché e con sguardo fisso David rispose:”Perché ora sto cercando qualcos’altro nella musica, certo Zappa la mia eroina mi ha mostrato un mondo musicale di copie, ma quello che voglio sentire ora sono le emozioni. I testi mandano dei messaggi massacranti e le voci cantano davvero col cuore storie di vita, il messaggio viene accompagnato da note e arrivano dirette, anche se sono copiate da qualcuno, sempre se è così la mia su Zappa è un po’ un’estremizzazione ovviamente, i messaggi arrivano diretti. Ora sto cercando questo, non più solo il mondo finto fatto di note da sole, ma delle vere emozioni che posso acquisire. Questo è lo scopo delle quarantadue tracce che mi porto sempre dietro e degli album che sto ascoltando ora.” La psicologa sorrise, ma sapeva che David non aveva trovato solo la musica come repellente per la vita, era a conoscenza dei suoi tagli e delle sue crisi. “David ciò che dici è molto bello, la musica probabilmente ti sta aiutando ma non può fare tutto e lo sai benissimo”- e nelle ultime parole la dottoressa indica il braccio sinistro di David, quello che si toccava mentre parlava -“Sai benissimo che dovremo lavorare pure sui tuoi tagli, ma per oggi va bene così David. Il tuo discorso sull’eroina è stato molto bello e toccante, credo che potremo scriverlo sai David? Magari potrebbe aiutare qualcuno, ti piacerebbe?” David non si aspettava una proposta simile e lo spaventò inizialmente, ma pensò gli era sempre piaciuto scrivere e che a casa sua era pieno di testi di canzoni, qualche libro iniziato e qualche poesia abbozzata.” Potrebbe essere carino dottoressa, ma vorrei essere messo come anonimo nel caso.” – “Certo David, sono contenta dei tuoi miglioramenti, pensa a qualche mese fa come eri, guarda oggi come ti sei esposto, stai riprendendo peso e stai tornando in carreggiata!” David sorrise, le ultime parole lo stavano terrorizzando però, si alzò dalla sedia salutò velocemente e si diresse alla porta; la brutta segretaria gli lanciò un brutto arrivederci, che non venne percepito da David, era nel suo mondo estraniato. Pensava a quelle parole, ritornare in carreggiata, fino adesso dove era stato? Fino ad ora dov’era David? E ora dove stava portando questa carreggiata? Stava per omologarsi al mondo che aveva cercato di evadere con la droga? Quelle parole continuano a girare nella testa di David mentre torna a casa, quelle parole gli fanno immaginare un mondo malato, in cui in divisa continuava a lavorare sorridendo alle persone mentre compra il pane e fa i complimenti alla signora per il suo nuovo taglio di capelli, mentre prende l’autobus con l’abbonamento non scaduto e la camicia di lino profumata della sua taglia e delle scarpe pulite il giorno prima, quelle parole gli provocano una tremenda crisi che lo fanno barcollare e sbattere contro il muro. Cercando tra le musicassette pensa ancora a lui in macchina in una brutta station wagon con radio Italia ascoltando le ultime hit, vuole cancellare quei pensieri, in questo momento ha solo bisogno di qualcosa di ancora più sporco dell’ipotetico futuro di terrorizzante. Sa di essere l’esperto del tetro e dello sporco e del tetro e per questo pensa al poeta dell’underground: Lou Reed, vuole sentire una sua canzone sporca che possa occupare i suoi pensieri e la trova quasi subito, in primo piano in cima alle altre:

-How do you think it feels, Lou Reed-

How do you think it feels

when you’re speeding and lonely

come here baby

How do you think it feels

when all you can say is if only

If only I had a little

if only I had some change

come here baby

If only, if only, if only

How do you t…

La musica si ferma sul più bello, la voce di Reed cala in un suono metallico, si sono scaricate le pile del suo walkmanche aveva dimenticato acceso la notte prima ed ora le batterie spremute fino alla fine erano morte. Purtroppo al contrario la crisi non si era ancora scaricata anzi questo evento non fece altro che aumentarla. I battiti cominciano ad aumentare ancora di più, anche provando a spegnerlo e a riaccenderlo nulla cambia, niente, in tasca non ha soldi e non può comprarsi delle pile nuove in questo momento, la sua crisi lo inizia a logorare, comincia a camminare più veloce e a cantare in testa il ritornello della canzone, ma sa benissimo che non è la stessa cosa; comincia a canticchiarla in bocca ma ancora non era la stessa cosa; comincia a cantare e poi ad urlare:” HOW DO YOU THINK IT FEELS WHEN YOU’RE SPEEDING AND LONELY!” Ma anche questo non sembrava funzionare, sta crollando. Continua a camminare in uno stato di semi-coscienza e va a nascondere in un vicolo dove non passava quasi mai nessuno sotto a delle impalcature e con le unghie inizia a grattarsi gli avambracci sempre più forte, togliendo prima la pelle e poi andando più a fondo, facendo uscire le prime tracce di sangue, ma anche questo sembranon bastare; dalla sacca di pelle con le sue musicassette stacca una spilla con il simbolo della pace, la tiene in mano e con le dita piega la parte metallica per creare la sua piccola arma. L’ago inizia a penetrare la pelle andando più a fondo delle semplici unghie, oramai è pronto a tagliare i ponti con il mondo quando sente che l’ago in questo momento lo può liberare andando a grattare il suo dolore fisico soffocando quello emotivo quando delle note familiari raggiungono le sue orecchie. Arrivano dal piano di sopra, è Neil Young.Il suono è dolce ed armonico si deve trattare per forza di un bell’impianto con giradischi pensa sicuro e decide di arrampicarsi sull’impalcatura che gli avrebbe permesso di raggiungere meglio il suono tutto ciò ovviamente non curandosi dell’azione che stava facendo. La mente sfuoca la sua scalata, una mano alla volta non facendo attenzione alla pericolosità dell’atto e delle persone che avrebbero potuto subito chiamare la polizia: un tossico si stava arrampicando per rubare qualcosa o forse anche peggio. La sua scalata gli sembrò epica e l’aumentare del volume gli dona aria; dopo neanche un minuto ha raggiunto la finestra di Neil Young, il suo K2 il suo Himalaya personale, la sua vetta. La finestra era aperta con delle tende color verde che lascavano intravedere una figura che ballava, probabilmente una ragazza. Quella scena gli stava piacendo particolarmente, un’anima che danzava in luogo mai visto non percepibile dallo schermo delle tende. Il disco che stava facendo ballare l’anima era Tonight’s the night, un album che David amava alla follia facente parte della trilogia del dolore di Neil Young, un disco che aveva come tema centrale la morte. L’album era dedicato a due collaboratori del cantautore canadese uno morto per overdose di droga: Bruce Benny e l’altro per un cocktail di farmaci e alcol: Danny Whitten. La figura durante la danza si avvicina a quello che a David sembra essere il giradischi, non riesce a vederla bene ma gli piace già solo dai movimenti del corpo durante la danza; per un attimo David ha il timore che la ragazza stesse togliendo il disco sulla prima traccia del lato B, ma in realtà la ragazza sembrava china sul giradischi probabilmente a muovere l’antiskatingo qualche altre manopola dell’amplificatore, infatti David percepisce un bel suono ma che presenta un fondo di fruscio di suono dato da una puntina che non sta facendo una buona corsa. Il suono peggiora e probabilmente la manovra della ragazza non ha fatto altro che peggiorare la situazione e il rumore di fondo continua ad aumentare e David sente dei piccoli balzi della puntina con conseguenti strazianti rumori che David vede come richieste d’aiuto. Per questo motivo il ragazzo decidedi intervenire, lo voleva fare sia per amore per la musica ma probabilmente poteva già considerarsi innamorato di una ragazza a cui piaceva Neil Young; ma non poteva piombare nella casa di una sconosciuta. Notò che in un angolo dell’impalcatura c’era una canottiera abbandonata sopra ad un secchio appartenente probabilmente ad uno dei muratori che erano andati a pranzo dato l’orario; David agisce di istinto, si toglie la camicia e se la lega alla vita, indossa la canottiera, ovviamente due o tre taglie più grandi e si lega la camicia alla vita. Per completare il suo travestimento inizia a cercare nel secchio qualche attrezzo tipo una cazzuola o qualcosa del genere. Con un po’ di vernice non troppo fresca si sporca i jeans di bianco. Trattiene il fiato e si decide di provare a chiamare la ragazza bussando alla finestra quando vede i suoi compagni di braccio sugli avanbracci, con la canottiera erano troppo evidenti, decide così di indossarla sopra all’indumento appena rubato, ritrova il coraggio, bussa e parla a gran voce:”Scusi sono uno dei lavoratori qui fuori posso darle un consiglio o invado?” David si sente un cretino e si inizia già a pentire dell’azione fatta, pensa che gli manca solo il cappellino fatto con la Gazzetta dello sport per sembrare un perfetto finto muratore. Per la vergogna pensa di scendere dall’impalcatura quando l’anima gli risponde:” Mi dica! Ma aspetti che sono in mutande”. David si avvicina molto di più alla tenda incuriosito, il suo appetito sessuale era decisamente tornato. Non vedeva più la ragazza e si avvicina ancora di più quando le tende si spalancano davanti a lui e in un istante si trovò a neanche due spanne dal suo viso. I due non si spostano ma spalancano entrambi gli occhi. David ha un pensiero in testa, vede una sconosciuta che però era sempre stata nella sua mente, un’immagine strana e difficilmente esplicabile, ma era così: era una conosciuta nel suo cervello che però vedeva come una terra sconosciuta di sua proprietà. Subito dopo il pensiero scatta indietro spaventato dalla figura del guardone che pensa di aver fatto. La ragazza gli sorride mostrando i suoi denti bianchissimi racchiusi in uno scrigno di labbra rosse, ridendo gli zigomi un poco pronunciati si fecero altissimi spingendo gli occhi dal basso verso l’alto, sembrava più giovane di lui, forse ventidue ventitré anni. Ci fu un altro attimo di silenzio e i due si fissarono. Il vento fece svolazzare a entrambi i lunghi capelli e quasi unisono si aggiustarono il ciuffo nello stesso modo tirando indietro i capelli. I lunghi fili biondi della ragazza svolazzarono all’indietro e mentre cercava di ricomporsi iniziò a parlare dato il mutismo di David:” Mi voleva dire qualcosa?”- “Sì, sì l’antiskatingcome l’hai impostato?”, La ragazza sembrava non capire e David continuò:” Sembra che tu abbia impostato male o l’antiskatingo il peso, così ad orecchio non riesco a capirlo, il disco ha graffi o altro?” La ragazza si accese mentre Neil parlava del caro e vecchio Joe che tornava a casa. “Non ho idea di come impostarlo, l’ho comprato due giorni fa insieme a qualche disco in un mercatino qua dietro ho collegato il tutto ad un amplificatore che avevo, ma continua a farmi qualche problema, sa per caso come metterlo a posto?” Gli piaceva, aveva un bel viso e un corpo giovane, la voce aveva un bellissimo timbro la immaginava un’ottima mezzosoprano, sul suo volto compare un sorriso naturale di quelli che non aveva da un sacco di tempo e gli risponde gentilmente:”Sì lo so fare se vuoi, ma dammi del tu avrò massimo due o tre anni più di te.” La ragazza con un gesto gli comunica di entrare e David scavalca la finestra ed entra in casa, vicino notò che la ragazza era abbastanza alta e indicando il giradischilo conduceall’epicentro del suono. David finge di tirarsi indietro le maniche e inizia a toccare la manopola del volume dell’amplificatore e in quel momento si sentì rinascere, muoveva la musica come una marea alzando e abbassando il volume. Avvicina l’orecchio alla puntina con il volume a zero e poteva sentire il suono che librava nelle cave delle incisioni. La puntina splendida di diamante saltellava un poco dato dall’errato peso messo sulla leva e l’antiskatingbloccava troppo il movimento; si mise a muovere la punta delicatamente spostandola dal disco e con l’altra mano muoveva il pesetto facendolo roteare, aumentandolo poco a poco e sistemò infine tutto il sistema. Mentre David con precisione chirurgica opera il giradischi la ragazza dal nome ancora sconosciuto lo analizza incuriosita e si sposta un momento nella sua camera, David per la concentrazione non si accorge neanche ma continua a parlare spiegando ogni suo movimento. Un suono particolare interrompe il lavoro del giovane, quello di una macchina fotografica polaroid che lo immortala mentre lavora. La ragazza gli sorride sventolando la pellicola appena uscita e Neil sull’ultima traccia del disco parla per loro due:

-Tonight’s the night, Neil Young-

Tonight’s the night…

tonight’s the night.

Bruce Berry was a working man

He used to load that Econoline van.

A sparkle was in his eye

But his life was in his hands…

La ragazza continua a sorridere e gli porge la foto:”Tieni per sdebitarmi eri carino in quella posizione mr…” David allunga la mano per prendere la foto:”David piacere, miss..-”Lucia ma chiamami Lucy ti prego.” La stretta di mano viene concretizzata dallo scambio della foto; David imbarazzato si sistema i capelli e si indirizza alla finestra:” Il mio turno è finito magari arrivederci.” Sorridendo Lucy gli indica la sua uscita in fare teatrale:” Prego mr. David quella è la sua finestra.”-“Grazie mille miss Lucy è stato un piacere poterla aiutare.” Con un semplice salto David scavalca la finestra e con un piede dentro la casa ed uno fuori sull’impalcatura, di nuovo in bilico fra due mondi, non vorrebbe uscirne però, si volta nuovamente e lei è rimasta nello stesso punto che lo fissa:”Dimmi hai paura del salto?”-“No, stavo pensando che nel caso avessi bisogno di un aiuto per il giradishi non saprei più come aiutarti, questo è il mio ultimo giorno qui domani mi spostano in un altro settore probabilmente, quindi nel caso di non so necessità o altri problemi così, dovrai non so forse” David si incespica ma prova a continuare il discorso:”quindi se vuoi che ti lasci il mio numero o tu il tuo, o io il mio, vedi tu come preferisci”. Il discorso articolato balbettato e ripetuto sorbisce comunque l’effetto desiderato e inaspettato, Lucy sorride nuovamente e si sposta vicino la scrivania dove appunta il suo numero si riavvicina alla finestra:”Non perderlo mi raccomando, non è un dono che offro facilmente, quindi vedi di farne buon uso”. Gli porge il foglio e gli accenna un occhiolino, David lo prende e le due mani si sfiorano per un istante, la pelle gli sembra la più morbida che abbia mai toccato, non ricordava una superficie così bella, in contrasto alla sua ruvida e con molto attrito. David saluta e ritorna nel mondo reale utilizzando una scaletta a pioli che non aveva notato durante la sua matta salita. Mentre scende si accorge che la sua borsa era a terra non ricordava neanche quando l’aveva persa o lasciata, è rimasta lì ferma e intatta. Mentre era nella casa non si era neanche preoccupato di essa, gli sembra impossibile, lei è la sua compagna di viaggio inseparabile e per qualche minuto non ha dovuto averla al suo fianco. Il fatto non gli mette ansia ma lo rassicura, pensa che davvero un giorno potrà guarire. Guarda l’orologio ed era in perfetto orario per andare a lavoro, oggi probabilmente andrà con il sorriso, oggi è il suo giorno di paga inoltre, potrà comprarsi le pile per il suo walkman. Forse il suo giorno fortunato è proprio questo decide che stasera si mangerà una pizza. Mette le mani in tasca e sente sia la carta del numero appena lasciato sia la pellicola della fotografia scattata, entrambi i doni vengono estratti, il numero viene messo all’interno del portafoglio vuoto con cura maniacale. Fissa poi la foto che oramai si era messa a fuoco, si guarda e si riconosce in quell’esile figura, si sorride. Quello era davvero il suo giorno

Disco 1, side B

“Ogni volta ti racconto tutte le disgrazie che mi capitano e son sicuro che non mi invidi per nulla, ma questa volta è successo qualcosa per cui potresti anche invidiarmi, stasera esco con un gran pezzo di ragazza, dovresti vederla, mi ha lasciato il suo numero; ho fatto passare i soliti tre giorni e ho rispettato la nostra regola, ho aspettato tutte e settantadue ore con l’ansia che potesse non rispondere alla chiamata, ma questa era la nostra regola. L’ho chiamata mi vergognavo da morire e al pronto aveva già riconosciuto la mia voce. Forse mi sto illudendo, potrebbe esser un fiasco ma mi piace anche questa cosa, mi piace tornare a rischiare, fare qualcosa che mi fa sentire vivo, non rimanere sempre sull’uscio di casa per paura di morire scendendo le scale ed essere schiacciato per strada. La vita di avvicinarsi al fuoco, per sentire il suo calore, sapere di poter uscire e non scappare sempre, di sapere come allontanarsi da quel fuoco per non bruciarsi nuovamente. Sono tutte cose che vorrei provare di nuovo”. David sorride si gira, mette le sue cuffie e si indirizza a lavoro, stasera incontrerà Lucy, la teme come un mostro sicuramente, ma non ha più paura di scottarsi ora. Indossa una camicia in flanella a quadri larga e i suoi soliti jeans stretti. I capelli sono disordinati come sempre, non per pigrizia o per sudiciume ma per scelta, sono il suo segno distintivo, lunghi e senza un senso che li accompagna. Sa di non volerli tagliare per omologarsi al mondo, per mantenere il suo distacco dagli altri; ma gli piace pensare e raccontare che più lunghi sono i capelli più svolazzeranno al vento, più lo accompagneranno forse vedendoli anche una guida che lo sposta e lo accompagna verso il mondo verso ciò che sta fuori alla finestra delle sue paure. Mentre cammina una folata di vento sposta i suoi capelli e sorride vedendo che come lui ora non hanno una direzione fissa:” Danziamo assieme anche oggi, mi sfiora ancora spostandomi la testa e lo sguardo ma ancora non capisco dove devo andare. Che direzione devo prendere? Quali strade devo ancora percorrere? Mi sento Bob Dylan, quanti mari e monti dovrò vedere per tornare ad essere nuovamente un uomo? Mi piacerebbe che per una volta potessimo andare nella stessa direzione, come due vecchi amici che passeggiano, pur non parlandosi sanno dove andare, percorrono le stesse strade e passo dopo passo continuano il loro viaggio. Vorrei che tu fossi questo per me, vederti come amico vento o destino. Vorrei pensare di avere una direzione ed andare con te insieme. Non sarei da solo nel mio viaggio, anche se stanco mi accompagneresti spingendomi le spalle col tuo soffio. Vorrei che mi sputassi una bora gelata diretta in faccia quando vado nella direzione sbagliata, vorrei che i miei occhi rosso sangue che mi obbligano a cambiare direzione e a rifugiarmi nelle braccia di qualcuno. Vorrei che quando sarò ritornato un uomo, dopo aver visto tanti monti e mari, mi soffiassi sempre meno fino a sparire perché sapresti che sono diventato un uomo che non ha più bisogno di una guida. Vorrei questo dal mio destino, vorrei solo un piccolo aiuto per ora continuando così. Non sarò mai completo ed avrei sempre bisogno di te, ma sempre meno. Non volermene male non abbandonerei mai il tuo ricordo, il tuo tocco sulla pelle è etereo ma pesante. Mi spinge senza forza mi guida senza obbligarmi mi risveglia nella vita senza urlare. Sei solo tu che mi puoi guidare vento. Fino ad allora faremo un patto, eviterò di tagliarmi i capelli”. Si ferma davanti ad una vetrina il volto è triste, è in anticipo per andare a lavoro, si fissa in quell’immagine. Il cuore batte più forte bussa alla porta della paura, sempre più forte, sa che continuerà a battere fino a quando si aprirà ed avrà inizio una nuova crisi, la sta aspettando, vuole che lo uccida, vuole che questa crisi gli spezzi il fiato fino a farlo cadere a terra senza aria. Il pensiero di Lucy del suo miglioramento, della busta paga spariscono dalla sua mente, ci sono solo le paure. Il respiro si chiude sempre di più, una folata di vento ad un tratto lo colpisce, i capelli si spostano verso est, lo sguardo li segue senza pensare; vede un uomo che tiene la sua valigetta con la mano destra e con la sinistra schiaccia i suoi capelli verso la testa. Il vento è troppo e i capelli volano via uniti insieme in un orribile parrucchino che si libbra sul marciapiede sempre trasportato dal vento, il parrucchino fugge all’uomo che imbarazzato li rincorre coprendo la sua calvizia con la mano sinistra. David alla scena scoppia a ridere guarda l’orologio e nota che se non si muove arriverà in ritardo al lavoro e si incammina accelerando il passo senza accorgersi che per la prima volta era riuscito a superare una crisi senza usare la sua musica. Arrivato al posto di lavoro David si presenta con un sorriso che sorprende tutti i dipendenti. Si veste e prepara la sua compagna di danze: la scopa. Sta pulendo i corridoi con una forza che lo stupisce, ad ogni colpo la manica si sposta appena sopra al polso per vedere il proprio orologio e ripetersi nella testa:” ancora troppo presto”. Continua questo ciclo fino a quando il troppo presto diventa:” prestino”. Per diventare poi:” ancora un po’”. Per mutare in:” un pochino”. Fino a giungere al:” Ok ci siamo, è ora”. Ripone tutti gli indumenti e gli attrezzi da lavoro, riordinandoli grossolanamente per fare in fretta, si sciacqua la faccia si riguarda allo specchio, ha un accenno di barba che nasconde le guance scavate; si sente pronto. I passi uno dopo l’altro lo accompagnano verso la sua destinazione. Indossa i suoi soliti abiti, la sua camicia di flanella a quadri e jeans strappati, la vetrina di un negozio di scarpe lo aiuta a sistemarsi i capelli. Il suo caos viene così esternato anche dalla pettinatura scompiglata. L’insegna della pizzeria la vede dall’inizio della strada, è in ritardo di pochi minuti e spera che la sua Lucy non si sia già innervosita. Il suo nervosismo è troppo per lasciare tempo alle sue crisi che vengono scacciate dall’ansia dell’uscita. La vede avvicinarsi al locale dall’altra via. David la vede rallenta il passo fino a fermarsi, fruga nelle tasche e trova le sue sigarette. La piccola fiamma dona vita al mostro di tabacco che dal primo forte tiro ne accorcia la vita. Si avvicina con il mostro incandescente nella mano sinistra che ancora sbuffa fumo ed è sempre più vicino. Lucy sta guardando dalla vetrina i tavoli per vedere se è già entrato il finto muratore ma non lo trova, David è a neanche cinquanta passi da lei e vuole farsi trovare con la sigaretta in mano da Lucy. Mentre sta ancora riprovando la scena in testa la ragazza si gira e lo vede arrivare e inizia a sorridergli. Con la mano destra David si sistema i capelli e fa un piccolo cenno con la testa:”Ehilà! E’ molto che aspetti?”-“La ragazza sorride e gli mostra l’orologio:”Almeno quaranta secondi, non lo sai che non si deve far aspettare le ragazze? Al massimo siamo noi che dobbiamo farlo, è stato un po’ da maleducati”. David sorride si sente già a suo agio:”In realtà il ritardo è di sei minuti e questo fa di te una ritardataria di cinque minuti e venti secondi, ora come la mettiamo?” Lucy sorride ancora:” mettiamola che continuiamo la discussione a tavola che ho una fame da lupi.” Terminando la frase la ragazza apre la porta e fa cenno di entrare. Mentre il giovane passa ringraziando con un inchino Lucy lo tocca con la mano sulla schiena quasi a spingerlo per far fretta. I due sono nella pizzeria è presente uno schermo in cui ventidue uomini in pantaloncini rincorrono una palla e molti tavoli sono rivolti allo schermo, i tubi catodici li marionettano verso lo schermo; David e Lucy disinteressati si siedono nel tavolo nascosto nell’angolo vicino alla finestra nascosti dagli altri, iniziando a creare il loro piccolo mondo. David ha gli avambracci appoggiati sul tavolo e picchietta le unghie della mano destra sul bicchiere e si decide a parlare: “Bene, direi da iniziare con un semplice: come stai?” Lucy sorpresa e con un cenno di interessamento gli risponde:”Non male dai, tu?” – “Abbastanza bene grazie, che faccio chiedo già il conto dato che abbiamo finito i dialoghi?” Lucy ride e alzando la mano chiama l’attenzione del cameriere che si avvicina al tavolo con i menù.Il fumo della rovente pizza per degli istanti nasconde i due, che i rifugiano in questi istanti per non incrociare i timidi occhi. David si sta sentendo nuovamente vivo: gli odori le parole le sensazioni lo stanno facendo tornare un essere umano fatto non solo di carne, ma con anche un’anima che pulsa e si sente sempre schiacciata in una casa piccola come il corpo umano. Il sapore della pizza si scioglie nella bocca di David e tocca ogni recettore del sapore portandolo in vita un’altra volta. I due conversano delle rispettive vita. Lucy è all’ultimo anno di lingue, trasferitasi nella città da ormai cinque anni trascorre le sue giornate nella grande casa affittata dai genitori studiando per mantenere la sua perfetta media, dando ripetizioni di: latino, greco, francese e inglese a giovani studenti delle superiori; ogni tanto traduce pure come lavoretto alcuni articoli di riviste americane. David pulisce i cessi e si finge muratore ed è pure un ex tossico. La menzogna del muratore lo annoia e decide alla terza pinta di birra di confessare la buffa storia, bevendo un buon sorso posa il bicchiere si schiarisce la voce e: “comunque devo farti una confessione”. –“ Se vuoi chiedermi di sposarmi ti avviso subito che è troppo presto, probabilmente i miei non approverebbero”. Anche Lucy è alla terza pinta:” No, quello no anche se potrei farci un pensierino nel caso avessi una buona dote. Comunque quel giorno che mi sono affacciato alla tua finestra mi sono arrampicato sull’impalcatura perché avevo sentito una bella musica suonata da un giradischi e soprattutto quell’album è uno dei miei preferiti. So che potrebbe risultare una cosa da depravati o da stalker ma non sono un muratore. Mi spiace aver infranto i tuoi sogni del principe con la cazzuola”. David per la vergogna nasconde la testa nel bicchiere bevendo un altro sorso finendo la sua bevanda. Lucy sorride, anzi scoppia a ridere:” Ma tonto credi davvero di poter sembrare un muratore? Sono tre settimane che non piove e c’è sempre un sole che spacca le pietre, tu sei color bianco mozzarella e quei muratori son tutti i giorni lì che restano a ronzare attorno alla mia finestra per sperare di vedermi in mutande o cercare di provoleggiarmi. Pensi che ti avrei fatto entrare in casa se fossi stato uno di quei marpioni?” David stupito risponde subito:”Non mi sembra un’azione molto sicura far entrare uno sconosciuto in casa con la sola scusa di aggiustarti il giradischi”.-“Beh, avevo davvero bisogno di qualcuno che me lo sistemasse, che fosse un muratore o uno sconosciuto, l’intenzione mi sembrava più che buona. Poi vederti sistemarlo mi ha confermato che dovevi essere una buona persona, poi sei anche carino e ciò mi ha tranquillizzato molto. Il cuore di David batte. Bussa al suo cervello gridandogli a gran battito di non bloccarsi e di non diventare rosso. Operazioni entrambe fallite; David si immobilizza diventando una rossa statua di vergogna, prende la birra per nascondersi nuovamente in essa ma la trova vuota, il batticuore è più forte di quello delle sue crisi si alza dalla sedia:”Per rompere il ghiaccio ti dirò che devo andare alla toilette”. Lucy sorride mentre vede le esili spalle di David allontanarsi. In bagno si assicura che non ci sia nessuno e si guarda allo specchio. E’ ancora rosso in viso e sente il suo cuore battere. E’ una sensazione che è piacevole al contrario di quanto si aspettasse. Con la mano al cuore per sentirne in movimenti fa un gran sospiro, si tocca gli avambracci e si lava le mani ed entra nella toilette. E’ di nuovo solo mentre guarda le finestrelle del muro. Rimane in piedi e l’odore del water gli cattura l’attenzione, si avvicina sente l’odore forte e pungente dell’urina, lo sente scorrere nelle radici. Anche questo odore sgradevole lo riporta in vita, mostrandogli nuovamente dove sarebbe potuta finire la sua vita; e come sarebbe potuta sparire tirando semplicemente lo sciacquone. Esce dal bagno e si lava nuovamente le mani e si passa dell’anche nel naso per eliminare l’odore aspro e pungente della sua vita. Ritorna al tavolo e fissa Lucy sorridendo. Prima ancora lei possa iniziare a parlare esordisce:”Mi stai molto simpatica Lucy, sei un bel tipo”. Lucy come sempre, sorride:”Sei stato in bagno tutto questo tempo per elaborare questa perla? Diciamo che potevi sforzarti un po’ di più”. I due ridono. Lucy incuriosita continua a parlare:” Certo che per esserti arrampicato su una impalcatura devi davvero amare alla follia la musica. Cosa faresti senza?” David a queste parole guarda automaticamente la sua sempre presente sacca con le musicassette e risponde:” Impazzirei probabilmente come farebbero gli uomini senza le stelle”. Mai una frase venne espressa così sinceramente ed in modo naturale dal giovane. Lucy lo interroga nuovamente:” In che senso?” David prende in mano il bicchiere vuoto e alzando la mano indica il fondo schiumato al cameriere e mostra il numero due con le dita ed inizia il suo viaggio di sincerità, quello che si immaginerebbe un marinaio in una notte senza stelle:” Me lo sono immaginato un mondo così sai? Non saprei descrivertelo se non con una metafora, un mare ghiacciato questo sarebbe il mondo senza la musica, in stallo, bloccato. Un mondo ibernato quindi ancora vivo ma senza veri movimenti. Avrai visto sicuramente qualche foto di mari ghiacciati, io lo immagino non solo la superficie ghiacciata ma tutto così. I pesci le alghe e tutto sono vivi sono immersi, ma non vivono realtà non avviene nessuno scambio, non esiste la vicinanza ma solo una parete a separarci. Dall’esterno lo vediamo questo mondo lo tocchiamo ma possiamo solo sfiorarne la gelata parete, li vediamo i pesci, vediamo la vita ma riamane accessibile. Mi immaginerei tutti i vari mondi delle persone così. Ogni essere umano vedrebbe il mare ghiacciato di una persona senza poterne accedere, la vedrebbe capirebbe che c’è vita dietro quella parete ma ti blocca dal comprendere il vero sentimento, il vero contatto. Un colpo di chitarra spaccherebbe invece il ghiaccio estremo ed una voce lo potrebbe sciogliere. La musica non andrebbe a creare un nuovo ambiente, gli darebbe solo il movimento necessario: con lei vediamo la vita dietro li vediamo vivere e muoversi, sentiamo i loro movimenti, i loro respiri. Ogni essere umano ha modo di vedere la vita negli altri. Ogni essere umano ha la possibilità di mostrarti la propria vita. E non è certamente sempre la felicità, l’album che stavi ascoltando tu parla di droga e dolore. Ma non è bloccato dal ghiaccio il suo suono è vivo e percorre l’acqua fino a colpire ogni ascoltatore”. Il cameriere arriva con le altre due birre, nel locale sono rimaste poche persone, David e Lucy condividono la loro isola nascosta dal mondo. Mentre finiscono di bere la ragazza chiede consiglio su che album ascoltare e di avere piccole recensioni sui gli ultimi acquisti effettuati. In questo momento David non si sente il povero inetto ex-tossico che lavora come spazzino, si sente un vero insegnante, finalmente può parlare di ciò che ama di più. I due parlano a lungo ed il locale si svuota fino a quando è l’una di notte e il proprietario li ringrazia per le varie consumazioni ma fa notare l’orario ai due. I due reduci si guardano intorno notando solo ora che il locale è vuoto, imbarazzati pagano il conto ed escono. C’è poco vento che passa nelle strade, Lucy prende infila il braccio sotto quello di David che aveva comodamente sistemato mettendo la mano in tasca. Lei si avvicina appoggiando la testa alla sua spalla. Tornando verso casa rimangono in silenzio, il vento fa da colonna sonora: sposta fogli di giornale che sbattono sul marciapiede mentre le foglie vengono spinte verso a nord creando un suono continuo ma mai fastidioso; qualche macchina passa per la strada aiutando il vento a spostare sporcizia per la strada. Insieme compongono un suono disordinato ma perfetto. Non sono necessarie melodie o parole, la città intorno a loro sta già suonando una canzone semplice ma impossibile da replicare perché completamente naturale. Giunti sotto casa di Lucy lei prende le chiavi; e per l’ultima volta nella serata sorride a David, gli prende la mano ancora rifugiata nella tasca e i due corpi si avvicinano. Le teste si piegano al loro istinto e le labbra umide entrano in contatto. Lucy si sposta per prima e fissandolo negli occhi lo saluta:” Buonanotte David, grazie per la serata”. David ancora con gli occhi socchiusi, li apre lentamente:”Anche a te Lucy, mi piacerebbe vederti ancora”. – “anche a me farebbe davvero piacere, hai il mio numero, fanne buon uso mi raccomando”. -“Certamente, buonanotte Lucy”. David si gira si accende una sigaretta e comincia a camminare, passo dopo passo con le sue lunghe gambe magre, spera che Lucy sia ancora alla porta, vorrebbe girarsi e farle un cenno di saluto come nei film, ma sente la porta della portineria chiudersi. Si gira comunque e la vede mentre sale le scale per andare a casa. Vede l’impalcatura e sa già a che piano andrà. Si ferma a fumare aspettando l’istante in cui entrerà in casa ed accenderà la luce, allora potrà se fortunato vedere la sua sagoma ombreggiata che si muove controluce. La scena che aveva immaginato si concretizza, ripensa alle parole di Neil Young: Tonight’s the night. Anche se dal contesto completamente diverso aveva ragione, quella era davvero la sua notte.

David si indirizza verso casa, vede nella sua mente le immagini che scorrono come diapositive impazzite una dietro l’altra; mischiandosi, sovrapponendosi e creandone delle nuove immaginarie. Ci deve essere qualche matto che crede nell’amore sicuramente inizia pensare, come un ubriaco che vacilla nei suoi pensieri nel mondo ebbro appena creato, un mondo in cui potrebbe parlare al suo riflesso scambiandolo per un interlocutore, un mondo dove la vita scorre più leggera e non si cammina ma fluttua. David pensa a tutto questo pensa di essere un po’ ubriaco d’amore. Si ferma davanti ad una vetrina e si guarda nel riflesso che scambia per un altro uomo:”sai chiunque tu sia, penso di essermi innamorato, penso di aver bisogno di questo amore, penso di star correndo troppo in fretta, ma se guardassi le mie braccia non le vedresti vuote, ma scavate. Niente le riempie, nessun contatto, solo quello di una lama che scorre ed il flusso di sangue che ne uscirebbe. Quel flusso sarebbe veloce e costante, quel flusso sarebbe il mio richiamo rapido al mondo. Cosa ci sposta e non lega, cosa ci smuove dalle nostre radici? Cosa se non le impressioni di momenti che ci fanno correre per strade matte? Continuerò a lasciare queste candele accese, anche se si bruceranno in fretta ed andranno subito a consumarsi. Questo perché solo così riuscirò a togliere queste maledette radici; che non sono appartenenza alla famiglia religione o chissà che altro: sono le radici che saldano a questo dolore. Ed è proprio qui che necessito di quel sangue che scorre in fretta che fugge dall’incisione del mio dolore. E’ una fuga momentanea. Come ogni uomo rimane sempre ancorato a qualcosa che siano credenze, religioni o paure. Un taglio è un tampone che ferma il dolore facendo scorrere sangue. Ma rimaniamo sempre fissi sempre bloccati alla fine. Ho cercato di trovare nuove vie di fuga ho provato a non credere in Dio per riuscire a non dargli la colpa, ma ogni volta non credo per crederci un po’ di più. Ogni volta mi schiodo da un incubo per cadere in un altro. Siamo confinati in continue prigioni. E sai qual è la cosa peggiore? Che non siamo murati dentro, queste prigioni hanno ampie finestre di vetro troppo spesso che blocca l’accesso ma non la vista; che rimane splendida ed inaccessibile. Ci vedrai sempre più impronte delle tue mani su quelle finestre, fino a vederci i segni delle tue unghie. Proprio per questo ho deciso di correre il rischio di correre per davvero, correre forte lungo un mondo mai visto; dare fuoco alla candela; credere in qualcosa, credere nell’amore per non credere in Dio. Credo che dovrò bruciarmi per fuggire da questa prigione. Fuggirò e magari in un futuro sarò chiuso in un’altra, ma per un istante che quanto duri non lo so, voglio sentire l’aria aperta del mondo baciarmi le labbra. Voglio che a spezzare le catene questa volta sia Lucy. La droga non è mai stata una liberazione, credevo mi aiutasse in un modo; dipingendo su quelle maledette finestre dei mondi che non rappresentavano il vero. Mondi orribili ed assurdi, mondi in cui una prigione ben chiusa non fa altro che proteggerti. Per questo non cerchi più di fuggirne e smetti di guardare fuori della finestra, perché sembra peggio della tua prigione”. David inizia a piangere, ringrazia l’interlocutore per la chiacchierata e il riflesso gli risponde arrivederci. Le mani in tasca e di nuovo il suo passo verso casa, lento e malinconico fisso suoi piedi. Le vie scorrono lente alle sue spalle, le luci al neon creano tante piccole stelle colorate sul suo cammino, poche persone sono per strada, alcune barcollano e si sorreggono a vicenda. Da un bar escono delle ragazze schiamazzando, una indossa un velo da sposa che con il vento le danza come una bandiera segnavento. I dolci cori le annunciano le poche ore di libertà dopo il matrimonio. David mischia le lacrime con un sorriso in un cocktail salato, dolce ed amaro che cade nella sua bocca ancora ubriaca del bacio di Lucy. E’ notte fonda e David passeggia ancora, decide di indirizzarsi senza sonno verso casa. Le lancette dell’orologio segnano le due e pochi minuti. Apre la porta di casa ancora vestito si butta a letto e sente la necessità di ascoltare la sua musica; senza la paura di una crisi cerca nella sacca. Ha già in mente cosa ascoltare, nella sua mente c’è un gran baccano, mille strumenti che suonano insieme, non riesce capire se suonano la stessa melodia o infinite insieme. Ma è sicuro, stasera il concerto è nella sua mente e non su un palco o nel cielo come quelli dei Pink Floyd ed un giorno potrà essere davvero libero dalla sua stessa gabbia; dalla gabbia in cui si sono incastrati diversi uomini prima di lui. Mette la cassetta infila le cuffie e chiude gli occhi, il volume è sempre al massimo, le prime note iniziano gli fanno capire che è stata un’ottima scelta questa canzone:

I Shall Be Released – Versione con The Band, Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchel, Eric Clapton, Van Morrison etc.  Ultimo concerto dei The Band, The Last Waltz 1976 (testo Bob Dylan)

They say ev’rything can be replaced
Yet ev’ry distance is not near
So I remember ev’ry face
Of ev’ry man who put me here
I see my light come shining
From the west unto the east
Any day now, any day now
I shall be released

They say ev’ry man needs protection
They say ev’ry man must fall
Yet I swear I see my reflection
Some place so high above this wall…

Dopo tanti sprechi di attimi di vita e di tempo buttato è normale domandarsi quanto tempo ha ancora da spendere per qualcosa di utile. David ha paura di morire in questo istante; ma su questo pensiero che teme gli ronzi nel cervello tutta la notte, ma poi si addormenta, un giorno potrebbe davvero essere liberato da questa galera.

Disco 2, side C

Sono passate poche settimane dalla prima uscita, i due sono andati al cinema insieme due volte, Lucy ha scelto di vedere Nuovo cinema paradiso, David ha dovuto nascondersi due volte per le lacrime che stava versando, Lucy lo guardava con grandi occhi curiosi e affascinati, non potendo nascondere completamente le lacrime, Lucy le ha notate l’ha abbracciato forte dandogli un bacio, David si vergognò molto per la scena e decisi di scegliere lui il secondo film per la prossima volta: “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. David ha ancora timore di chiedere a Lucy di venire a casa sua e lei non si è ancora esposta a chiedergli di dormire da lei. Per evitare brutte gaffe, David rimane nel suo angolo aspettando passo della ragazza. Entrambe le serate al cinema si concludono con un bacio che lascia sempre sperare ad un arrivederci molto vicino. Il giorno seguente a Roger Rabbit David si indirizza dalla sua psicologa per l’incontro in perfetto orario, concedendosi una lenta camminata per le vie della città. E’ fiero del suo ultimo mese e vuole mostrarlo alla sua psicologa. Avanzando per le strade le vede più pulite meno sporche delle sue paure e dei suoi ricordi. Sembrano nuove vie che portano verso nuovi orizzonti. Davanti al citofono si vede riflesso nella porta a vetro della portineria, si piace ha ripreso peso e colore, sa di sano. Suona e l’arpia della segretaria con la solita voce forse più gracchiante chiede con a gran voce:”Chi è?”-“David buongiorno”. Lo scatto della serratura sblocca la porta, prima di entrare David guarda l’orologio:”Ben sei minuti in anticipo, nel culo stronza”. Sorridendo sale le scale e giunge nello studio dove l’odiosa segretaria abbassa un poco gli occhiali per guardarlo meglio, nella sua mente gira la domanda:”Ma quello è il solito tossico ritardatario?”. David la saluta e si posiziona su una poltroncina nella sala d’attesa accavallando le gambe e guardando in alto girando anche i pollici, giusto solo per mostrare all’arpia come è in anticipo e come sa gustarsi questa attesa per una volta. I due sguardi si incrociano e lui la saluta facendole l’occhiolino, lei schifata e infastidita dal suo miglioramento ritorna sulle scartoffie e sui volanti pezzi di carta. La dottoressa lo chiama, entra nello studio gli occhi non sono bassi e non accennano neanche sfida sono aperti e felici per la prima volta. Non era mai riuscito a varcare quella soglia con il cuore davvero aperto come i suoi occhi. Anche la dottoressa vede i suoi occhi e gli accenna un sorriso, subito ricambiato da David. Lo sguardo si incrocia per pochi secondi. Quell’istante di condivisione vale più delle venti sedute del giovane. David inizia a parlare di come la sua vita si sta muovendo, non più nel solido oceano ghiacciato, si sta muovendo, parla di Lucy la sua musa, la donna di cui forse si sta innamorando. L’enfasi e l’attaccamento alla vita completamente nuova stupiscono la dottoressa che non può che sorridere, inondata dai fatti di vita del giovane rimane in silenzio aspettando e capendo davvero cosa ha in testa il giovane nel suo intricato mondo di rifugi e ricadute. Ma le parole di David scorrono per più di mezz’ora inondando la stanza di emozioni:”Vorrei chiederti una cosa David, ma devi rispondermi di sì solo se ne sei pienamente convinto.”-“Certo DOC mi sento pronto a tutto ora come ora!”-“Bene se questa è la tua risposta le proposte sono due; la prima è di partecipare ad un incontro in comunità con me; ci saranno tossicodipendenti che ancora vacillano nel buoi, vorrei che tu parlassi della tua esperienza e anche di come ne stai uscendo, con i tuoi ottimi risultati. Devi dirmi di sì solo se te lo senti però”. David si blocca per un istante, nella giornata del suo flusso costante il fiume in piena di emozioni si arresta. Con una calma piatta in superficie, ma con un tumulto nel cuore che inizia a battere incessantemente. Ricorda benissimo come si era sentito l’ultima volta che la dottoressa le aveva fatto dei complimenti sulla sua guarigione, sapeva di quel vortice che lo aveva destabilizzato. Sa però anche di non essere più lo stesso di quel giorno, sa che erano almeno mesi che non aveva bisogno di una dose e che i suoi avambracci sembravano più “lisci” nelle ultime settimane. Non erano ruvidi e sporcati dal male dei tagli. Poteva farcela, forse avrebbe dovuto raddoppiare di una dose le musica giornaliera, ma sente di potercela fare. Chiude gli occhi senza spingerli ma appoggiando le palpebre, qualche secondo come se dovesse contenere delle piccole lacrime e li riapre lentamente muovendo la testa in segno di sì:”Me la sento dottoressa, so che mi potrà essere utile buttare fuori questi mostri a qualcuno che ha bisogno di aiuto, qualcuno che si trova nel mare in cui nuotavo qualche mese fa”.-“Ti ringrazio David, sono sicura che aiuterà anche te, se no non te lo avrei mai chiesto, soprattutto perché riconosco le tue capacità e la tua sensibilità; ed anche per questo che giunge la mia seconda proposta, sei pronto?” Il volto si fa più incuriosito e scruta la dottoressa, sta sperando che non sia un invito a cena, potrebbe incasinarsi molto la vita, ma in fondo tralasciando un minimo Lucy, ci spera. Mentre la mente del giovane vaga la dottoressa continua:”So che ami scrivere e ho alcuni amici che gestiscono un giornale d’informazione settimanale, dalla medicina alla musica alla scienza, è un classico periodico di informazione, se se vuoi posso mandargli alcuni pezzi che mi darai, senza fretta ovviamente, sentiti tu pronto quando vorrai”. David si vergogna guarda in terra e si gira verso la sua sacca e la apre. Dal caos delle musicassette tira fuori dei fogli scarabocchiati con inchiostro blu.”A dire il vero qualcosa l’ho già scritto, visto che la scorsa seduta era uscito il discorso. Purtroppo non ho una macchina da scrivere quindi l’ho dovuto fare a penna, spero vada comunque bene.” La dottoressa sorpresa prende i cinque fogli con cancellature frecce scarabocchi e sorride al giovane:”Bravissimo David, lo leggerò subito, sono molto curiosa, se avrà bisogno di qualche piccola modifica lo rivedremo insieme.”-“Sinceramente DOC, ho cercato di scriverlo davvero con tutto me stesso, ma non cercando come se fosse un povero tossico dietro al foglio, ma come una persona che può capire cosa significa sentire il dolore. Non volevo fosse un tormentone sul dolore da abbattere il lettore, ma solo un messaggio sia di vita che di informazione; poi spero di non aver fatto troppi errori e di aver centrato l’argomento, se così si può chiamare.”-“Sono sicura David che sarà bellissimo.” A rompere l’istante sono dei colpi alla porta e la voce dell’arpia che urla da dietro la porta:”Dottoressa tutto bene?! Devo chiamare la polizia? E’ stata aggredita?” Guardando l’orologio i due notano che sono passati venti minuti dalla fine regolare della seduta. La dottoressa si alza dalla sedia e va alla porta aprendola e cominciando ad urlare alla sua amata segreteria intimandola di non permettersi mai più una tale sceneggiata quando i suoi pazienti sono nel suo studio. Rigirandosi verso David si scusa dell’accaduto e lo saluta stringendogli la mano:” Giovedì alle 20:30 ci sarà la seduta David qui nello studio ti aspetterò.”-“Certo dottoressa a giovedì”. David esce dallo studio, sembrava che per un istante non fosse solo il paziente ma un essere umano alla pari di quella donna. Frastornato dalla seduta si incammina verso l’uscita, girandosi verso la segretaria:”A giovedì vecchia troia.” Le urla dell’arpia non lo raggiungono perché sta già scendendo le scale con le sue cuffie, come un uomo vero, non come il paziente. Ripensa alle sue due donne: Lucy e la DOC, sorride come un uomo vero, sceglie dalla sua sacca il pezzo perfetto per descrivere il momento, mentre cambia la musicassetta l’arpia esce dalla porta e lancia qualche imprecazione ma ormai è troppo tardi per essere ascoltata il basso dei Joy Division sta già martellando le sue orecchie.

Disorder-Joy Division

I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand,

Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?

These sensations barely interest me for another day,

I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away…

Camminando passa a prendere un pezzo di pizza prima di andare a lavoro. Intanto il foglio di David viene completamente inzuppato dalle lacrime della dottoressa che stringe il foglio al petto sorridendo mentre le lacrime continuano a scorrere.

I giorni scorrono velocemente fra il lavoro e le poche uscite con Lucy dove i due si avvicinano senza mai collidere del tutto. La sera David si rifugia sui fogli dove continua a scrivere i suoi appunti i suoi pensieri e da forma ai suoi mostri interiori. Escono materializzati, hanno il colore blu dell’inchiostro e la forma di pagine scritte con una brutta grafia. Le mani sono sporche di blu, la notte le guarda dopo aver scritto per ore. Ogni tanto si ferma a rileggerli e a riguardare i suoi mostri, se ne vergogna un poco, ma finalmente li materializza su carta e può vederli in faccia. Le parole fuoriescono a piccole ondate ma con la forza di uno tsunami. Fra le varie pagine David prepara anche un discorso per l’incontro; montagne di carta appallottolate riempiono il cestino fino a riempire il pavimento fino a riempire l’appartamento fino a toccare il soffitto. Il mostro continua a rimanere chiuso in mille palle di carta, il guscio che David gli dona non permetti di scalfirlo e rimane così, statico nascosto tra pagine di carta. Capisce che sarà inutile preparare un discorso, le parole non escono con la solita spontaneità, non vuole forzarle; sapranno mostrare il mostro composto da parole quando sarà necessario. Il fatidico giovedì giunge, per l’occasione David scegli i jeans non strappati e la sua solita camicia di flanella. Arrivato allo studio della dottoressa, la donna lo riassicura per un’ultima volta e gli sorride, David è sicuro, apre la porta e sedici sedie con relativi sedici tossici sono disposti a cerchio. Due sole sedie dei privilegiati sono vuote, sono le sedie dei sani, la sua e quella della dottoressa. Sono identiche alle altre, ma si trovano ad un capo anche se inesistente di un cerchio, sono vicine ma sono distanti dalle altre; creano un minimo di distacco in numero di centimetri che sembrano chilometriper il significato che hanno. La dottoressa inizia a sedersi con grazia sulla sedia, spostandosi i capelli dagli occhi introduce David, che lentamente si adagia sull’altro posto libero. Gli occhi del giovane passano su ogni partecipante. I loro volti deboli e scavati gli ricordano il suo. Le pupille sembrano spente e i pensieri assenti, o morenti per contenuti e ideali. Sono anime perse come lui che viaggiano in vene otturate. Non si sente diverso da loro, forse più fortunato o più stolto pensando di essere scappato da quegli occhi. La dottoressa continua a parlare sorridendo. David non segue una parola, si concentra sugli occhi di un ragazzo che avrà la sua età o qualche anno in meno. Il volto sciupato e scavato non è poi tanto lontano dal suo. L’attenzione si sposta sulla ragazza alla sua sinistra, ancora più magra e con lunghi capelli nero pece disordinati, un corvo che ha perso le ali. Abbassa lo sguardo per pochi secondi e fissa l’uomo davanti a lui: ha una lunga cicatrice sulla guancia e la manica sinistra della camicia è completamente abbassata al contrario di quella destra; riconosce il modo per nascondere le cicatrici effettuate. Mentre David scava nelle vite che lo circondano la dottoressa cerca di catturare la sua attenzione chiamandolo poi toccandolo gentilmente sulla spalla:”David, ti senti bene?” Ritornando sul piano materiale David guarda la dottoressa e con difficoltà le risponde:”Sì DOC, va tutto benissimo.” Le sue parole non la convincono ma vuole provare a coinvolgerlo per evitare che ritorni di nuovo nel suo ciclone di pensieri:”Oggi come vedete vi ho portato un bel ragazzo, David. Che vorrebbe raccontarvi la sua storia e di come stiamo sconfiggendo il mostro insieme.” Sentitosi preso in causa il giovane capisce che è il suo momento; per settimane ha provato ad immaginarselo, però non era questo che desiderava, sentiva solo paura. Non farcela ad essere utile perché non possedeva non solo le parole, ma anche i concetti e i modi per guarire. Il percorso che stava facendo e la via che aveva preso era forse quella giusta o è solo una convinzione della dottoressa? I suoi pensieri viaggiano a velocità ancora maggiore, l’inconscio prende il sopravvento ed il mostro prova a farsi largo fra le sue fauci:” Guardandovi negli occhi e leggendovi le vite, vedo in voi volti conosciuti. Vedo occhi che ho visto morire e perdersi nelle notti più buie, li ho visti piangere nelle mattine fredde e bollenti. Li ho visti spegnersi anche se carichi di droghe. Li ho visti crepati negli specchi di casa mia. Vedo in voi il mio riflesso in tutte le fasi della mia vita. L’occhio di chi non crede di avere più ragione di esistere e non aspetta altro di uscire da quella porta e cercare il suo man per trovarsi la sua vita da iniettarsi in una vena. Leggo nei vostri movimenti il rallentamento dei muscoli e dei nervi che può essere portato ad una velocità normale solo aspirando della morte. L’odore che emanate è il mio, puzzate di morte e non potremo mai lavarci da questo fetore. Ci accompagnerà tutta la vita…”-La dottoressa cerca di interromperlo: ”David aspetta, cerca di…” Ma non riesce a terminare la sua frase che il tossico si alza e gridando continua la sua omelia: ”Zitta tu! I progressi che tanto sbandieri sono forse solo i tuoi, ma anche tu senti il mio olezzo, quello della feccia che non puoi toglierti neanche con la terapia o la cura migliore. Puzziamo di vita morta, strappata. Tutti voi che nascondete il mostro non siete nient’altro che specchi, anzi non siamo altro che specchi di uomini e donne morti.” Alla frase alcuni partecipanti spaventati iniziano a piangere la dottoressa gridando lo ferma urlandogli:”David smettila ed esci per piacere, mi dispiace dell’errore ma non siamo ancora pronti per questo, è colpa mia…” E per la seconda volta David la interrompe urlandole contro, schiacciandola con la voce:” Non siamo?! Non sono pronto, il percorso verso l’inferno è il mio, tu non sei altro che la fotografia falsa che teniamo sul comodino per farci sperare che un giorno saremo come voi. Ma ti sbagli io preferisco puzzare di morte che essere come te.” Alla frase David esce senza guardare più i suoi specchi rotti e si indirizza alla porta, sbattendola alle sue spalle; ultima cosa che vedono i partecipanti alla seduta di gruppo. Scende le scale correndo e arriva nel piazzale sotto l’edificio. Si muove contro il vento che gli spinge i capelli indietro e gli costringe a chiudere gli occhi coperti di lacrime. Ha le scarpe slacciate ma continua a camminare, forse spera solo di inciampare per fermarsi a riflettere su quello che sta facendo; ma purtroppo il suo passo non si ferma come i suoi neri pensieri.

Ha ancora con sé la sua sacca di musicassette, il walkman è dentro ma non si preoccupa di trovare una soluzione in questo modo. Continua il suo passo veloce fino ad arrivare ad un parco qualche isolato più avanti dove tra gli alberi inizia a rallentare. Avanza tendendo le braccia in avanti con le mani aperte per tastare il vuoto nero dato dal buio della notte e dalla poca illuminazione. Sente un tronco robusto e contorto, non riesce a capire bene che pianta sia ma dalla foglia gli sembra un salice. Si siede alla base, dove le radici perforano la terra in ricerca di vita. Con le mani tasta la terra sente le radici che vanno a cadere in profondità e sfiora alcuni pezzi di radice e sassi, su di loro presta più attenzione, facendoli passare tra le dita alla ricerca di quello giusto. La scelta cade su un piccolo pezzo di pietra di cui non può vederne il colore ma la forma e la struttura sono quelle che cerca: duro ed affilato. I polpastrelli della mano destra lo studiano e David capisce che quella è la scelta perfetta e parlando a voce bassa e con unico interlocutore il salice inizia a mostrare il suo mostro:” Guarda cosa sono diventato con la tua terapia, vuoi che mostri qualcosa ai tuoi interlocutori? Bene DOC permettimi di confessarti quello che ho dentro, ho scelto il metodo che conosco meglio per far uscire tutto.” Con un colpo veloce la punta del sasso penetra nella carne:” Eccolo lo senti? Lo vedi? Io percepisco il calore e il dolore che esce e gocciola fino al suolo. Non è abbastanza? Basta aumentare la dimensione e vedrai quanto di me uscirà, quando dolore uscirà.” Il sasso si muove verso completando orizzontalmente tutto l’avambraccio, il sangue inizia a fuggire dalle vene dando da mangiare alle radici del salice:” Sappi DOC che ho molte cose ancora da dirti, preparati.” Piangendo il sasso libera ancora una volta il mostro intrappolato nei suoi vasi sanguinei e nella vita di David.

E’ mattina David si è addormentato sotto l’albero con ancora il sasso in mano, il terreno è sporco la testa continua a girargli e gli viene da vomitare. La camicia di flanella è completamente sporca e non riesce ad alzarsi. Guardandosi l’avambraccio vede le ferite che si è inferto la notte prima. E’ compiaciuto del lavoro fatto. Resta ancora qualche minuto osservando le macchie alle base delle radici dell’albero, il suo sangue probabilmente non lo farà diventare più grande e forte, il suo sangue non sembra valere molto in questo momento. L’indice destro corre sulla discosta pelle dell’avanbraccio, le ferite sono ancora aperte e bruciano. Abbassa le maniche della camicia e prova ad alzarsi ma le gambe non riescono a reggere l’esile peso del suo corpo e ricade a terra.

Passano poche ore e David rimane fermo con la schiena contro l’albero e gli occhi semichiusi e sfrega la testa contro la corteccia dell’albero, gli piace quel suono. La sua mente è sgombra le foglie del salice gli nascondono la vista del mondo fuori dal suo. Sotto quest’albero si sente protetto dalla vita. Con l’indice destro cerca di raggiungere una fogli, si sforza per arrivarci ma da seduto è impossibile; aiutandosi con le braccia fa forza sul terreno, le gambe si piegano, ma la struttura cede sotto il peso della vita e ricade nuovamente a terra.

Passa ancora qualche ora e David è immobile con gli occhi chiusi in uno stato di dormiveglia, fino ad addormentarsi completamente. Sogna di cadere in un vuoto infinito le mani sfregano sulle pareti ma sono lisce e non ci sono appigli, prova con le unghie ma è sempre lo stesso risultato, si strappano dalla pelle e linee rosse di sangue accompagnano la caduta. Si sveglia di colpo, guardandosi intorno non riconosce subito dove si trova, ma le tende dei rami del salice gli ricordano che si trova ancora nel suo mondo nascosto. Il colore del cielo sta cambiando è già quasi sera. Tra le foglie del salice vede piccole macchie arancioni che spezzano il verde della chioma dell’albero. Questa volta aiutandosi con le mani che stringono il tronco cerca di far forza con le braccia, le gambe spingono, arrivato quasi alla posizione retta, iniziano a tremare e come statue di cera al Sole si sciolgono, facendo cadere nuovamente David a terra, che piangendo chiude gli occhi raggomitolandosi in posizione fetale.

E’ notte, David apre gli occhi è buio intorno a lui, poche luci dei lampioni permettono la vista di interpretare la zona. Quella sera sarebbe dovuto uscire con Lucy, che lo starà aspettando davanti al cinema invano:” non si merita questo tossico, non si merita questo scarto, si merita molto di più. Perdonami Lucy” continua a pensare nella sua mente in fumo. Senza sforzo si alza ed apre il portafoglio e conta i soldi e sorride. Inizia a camminare verso il cinema. E’ in ritardo di almeno mezz’ora e Lucy è appoggiata al muro con le braccia conserte e lo vede arrivare: “capisco un piccolo ritardo, ma David sono più di trenta minuti che ti aspetto, è successo qualcosa?” chiede Lucy inconsapevole del fuoco che ha davanti, da cui si brucerà. David la fissa e non parla, il suo volto è stanco; ancora Lucy chiede: ”David stai bene?” Mentre Lucy completa la domanda David alza le maniche della camicia scoprendo le sue ferite. Alla loro vista Lucy sgrana gli occhi e il cuore si ferma per battere ad un ritmo matto; le uniche parole che escono dalle sue dolci labbra sono:” Perché David, perché?” una lacrima le percorre la gota sinistra. David fissando il pavimento illuminato dalle insegne del cinema preme sorride:” Perché è una vita che tutti mi chiedono perché, e questa è l’unica risposta che son riuscito a trovare, l’unico modo per cavare qualche messaggio da questo povero tossico è da una ferita, il dolore è il mio segnale di stare fuori dalla mia dimensione. Non ruotatemi intorno non infrangente la mia bolla, non ho parole per spiegarlo, solo dei segni.” Le parole di David si muovono col vento della sera perdendosi tra le vie e nel cuore di Lucy che gli prende la mano destra stringendola:” David non mi interessa se sei un tossico o un ex-tossico o un matto che non sa come chiedere aiuto, io voglio stare con te, segnato dalla vita o non segnato; non ho conosciuto i tuoi avambracci, ho conosciuto la tua mano.” Piangendo si avvicina cercando di abbracciarlo ma David la spinge lontano. Alzando la voce e stringendo i pugni: “è tutto inutile Lucy, quelli fatti della mia carne e poca anima non ce la fanno a stare nel vostro mondo, ci stanno solo soffrendo; l’ho visto iericome siamo fatti. Abbiamo vita solo per essere consumata e io non voglio che qualche povera scema creda di cavare vita da questo corpo, anche quando incidi questo braccio, non ci esce nient’altro che sangue che sa di morte. Con permesso me ne vado. Non provare a seguirmi non sono in me, potrei farti del male se insisti, sono in una completa crisi d’astinenza.” Concludendo David si gira e inizia a camminare verso casa, Lucy in ginocchio piange davanti all’entrata del cinema, dove maree di persone entrano cercando di capire cosa è la vita in mondi fatti su misura. Vorrebbe girarsi e guardarla, per un attimo spera di sentire il suo braccio trattenuto dalle sue esili mani. Ma i passi continuano e nessuna morsa blocca il movimento.

Nessuna folata di vento interferirà con il suo moto perpetuo verso il dolore. Tragico il momento verso un precipizio di cui il fondo non è visibile. Nero pece e sempre più in basso. Non sempre esserci fine. La vita cade muovendosi lenta come una piuma che cade dal cielo, fino a scontrarsi con il freddo terreno che tutto blocca e tutto ferma. Il moto di David è questo è lui la piuma, prima da tornare a casa controlla il portafoglio, ha soldi per una dose, una di quelle che rimarranno nel sangue in eterno accompagnate da una bottiglia di whisky di bassa qualità. Un cocktail micidiale equivalente ad un biglietto per l’eterno. Conosce i luoghi dove comprare qualsiasi cosa. Un atto improvvisato dal sapore di un piano perfetto. Correndo David conosce i luoghi che dovrà visitare i posti in cui soffermarmisi dove comprare le sue dosi e il suo alcol. Il supermarket aperto 24 ore su 24 dove le monete cadono sul bancone rituonando nella notte tamburellando la fine. Pochi metri più distante c’è il suo man, l’uomo che l’ha aspettato per mesi per fornirgli la dose di vita necessaria. Lui è da aspettare sempre nello stesso punto, nello stesso parcheggio vicino all’albero alla stessa ora. Un orario indicativo dato il suo eterno ritardo dato da repentini controlli. Lui sta aspettando il suo uomo al solito angolo nel solito punto che ha imparato a conoscere. Si accende una sigaretta, manca la sua sacca, ma sa cosa ascolterebbe: waiting for my man dei Velvet Underground. Una canzone sulle attese, la trepida attesa del proprio spacciatore. Il fumo nella notte danza tra la canzone di David canticchiata a denti stretti. Il suo man non arriva l’ansia della sua visione è forte la sigaretta viene spenta sulla mano sinistra che la stringe in un debole pugno dato dalle sue lunghe e strette dita. La carne cuoce e si brucia e David stringe i denti per il dolore quando un’ombra in lontananza appare. La mano si apre la sigaretta cade a terra e le ultime scintille segnano la sua fine, Poche parole pochi istanti poca vita e lo scambio avviene. David ha la sua dose in tasca ha tutto, in un cassetto in casa ha ancora una siringa. La dose che ha comprato gli basterebbe per una settimana, ma vuole concludere stasera. Vuole scomparire fino quando ha ancora qualcosa da dire. Il passo si affretta e fino a giungere a casa, con la solita calma e tranquillità apre la porta. Tutto è posizionato nel giusto posto, la bottiglia di whisky ha già superato la metà ed ha accompagnato David nel tragitto; il laccio è pronto il tavolo anche e David di conseguenza. Gli piacerebbe avere un giradischi e mettere The Idiot di Iggy Pop ma dovrà accontentarsi delle sue musicassette. Dalla sacca estrae la selezionata. Non può dare addio in modo migliore. Rock and Roll suicide di David Bowie. Dalla bustina in tasca prende i suoi 100 milligrammi di eroina, un tempo non l’avrebbero scalfito ma contando che non si faceva una pera da sette mesi, sapeva che sarebbero stati fatali. Dal cassetto della cucina prende il cucchiaio dove andrà a scaldarla con dell’acqua.

Rock and Roll suicide – David Bowie

Time takes a cigarette, puts it in your mouth

You pull on your finger, then another finger

Then your cigarette

The wall-to-wall is calling, it lingers, then you forget

Ohhh, you’re a rock ‘n’ roll suicide

You’re too old to lose it

Too young to choose it

And the clock waits so patiently on your song

You walk past a cafe but you don’t eat

When you’ve lived too long

Oh, no, no, no, you’re a rock ‘n’ roll suicide.

La dose si sta scaldando per velocizzare il processo di solubilizzazione del succo di limone lo aiuterebbe. Si indirizza al piccolo ingresso dove tiene la poca frutta che ha in casa in una piccola scatola di cartone. Con ancora il laccio attaccato al braccio vede il giallo frutto spuntare tra due mele e lo impugna stringendolo e annusandone l’odore. Chiude gli occhi, il profumo dell’aspro frutto lo conduce ad una cascata di ricordi che viaggiano nelle sue vene. Li riapre fissando il pavimento e la sua attenzione cade su una busta all’ingresso sotto alla sua porta; la prende con la stessa mano che impugna il limone e si indirizza al tavolo. Il succo di limone facilita il processo di solubilizzazionedella ero, che si scioglie limpida nel cucchiaio scaldato da un semplice accendino. Rock and Roll suicide continua nelle orecchie di David che guardandosi allo specchio si saluta:” guardatelo il poveraccio seduto solo, pensate sempre di essere meglio di lui, guardate cosa sta facendo come brama le bolle all’interno del cucchiaio, guardate cosa ne fa del mondo intorno. Guardate questa busta, questa carta che arriva da voi, cosa me ne faccio da una busta da Redazione Notturno anima; cosa diavolo è Notturna anima?” David apre la busta strappandola e buttando a terra la carta inutile e il francobollo spezzato dalla sua foga. La lettera è indirizzata a lui e con ancora le cuffie ne legge il contenuto:

Gentile David Cardarelli,

sono Tommaso Guarnitore caporedattore di Redazione Notturna anima, settimanale di informazione e divulgazione con tiratura nazionale. Tramite la dottoressa De Vinni abbiamo visionato i suoi tre scritti mandati. Il suo stile di scrittura è molto acerbo ma sincero e diretto, parole che tagliano lasciando un sapore aspro al lettore. Date le sue capacità saremmo molto interessati ad incontrarla per un colloquio per una possibile collaborazione con il nostro gruppo. Se interessato le lasciamo il numero per contattarci e il nostro indirizzo.

In attesa della Sua gentile risposta, a presto.

…Oh no love! you’re not alone

You’re watching yourself but you’re too unfair

You got your head all tangled up but if I could only make you care

Oh no love! you’re not alone

No matter what or who you’ve been

No matter when or where you’ve seen

All the knives seem to lacerate your brain

I’ve had my share, I’ll help you with the pain

You’re not alone.

Non sono solo? Non sono solo? Chi sono allora con chi? Ma in tutto questo perché mi sto ancora ponendo domande del genere? “Dannata merda” Alla frase David lancia la siringa che si infrange al muro. E’ immobile ora ansimando guarda la siringa stesa al pavimento, per la prima volta ha vinto lui. In piedi vincitore la fissa. Si trovava di nuovo bloccato ma non sotto un salice piangente, nella sua casa con una lettera per un colloquio, dove avrebbe potuto scrivere, raccontarsi e raccontare. Non sapeva se davvero quello era il suo sogno, il suo sogno era sollevarsi dal dolore e questo sembrava davvero il modo. Si riveste e butta la roba nel water e svuota la bottiglia nel lavandino. E’ ancora frastornato dall’alcol e dal momento ma sa che vuole correre verso la sua destinazione, l’unica destinazione: casa di Lucy. Prende la sua sacca e corre verso la casa della ragazza. Scorrono diverse immagini nella sua mente, ma preferisce tenerle sfuocate, preferisce non avere nulla a fuoco e vivere ogni attimo per quello che giunge. Corre con ancora il laccio che gli stringe il braccio ma non sembra interessarsene, corre di fretta ed oltre al laccio si dimentica di scegliersi una traccia da ascoltare durante il viaggio. Arrivato a casa di Lucy l’impalcatura è scomparsa e non lo aiuterà più a raggiungere la sua amata. Davanti al citofono si blocca, non conosce nemmeno il suo cognome e pensa che tutto questo sia la classica sceneggiata da film e che se ne dovrebbe andare. Ma in tasca ha messo la lettera e la sente sbattere contro la coscia sinistra. Forse proprio questo lo convince a gridare più volte il suo nome. Una luce si accende proprio dal piano di Lucy sono le due di notte ed un pazzo che ha buttato contro il muro i suoi risparmi del mese non ha paura per la prima volta di affrontare la vita. Dalla finestra spunta Lucy con occhi che sembrano ancora gonfi di pianto. La giovane con un dito davanti alla bocca urla a bassa voce: “David sei pazzo sono le due di notte che cosa vuoi ancora dalla mia vita?” David non sa cosa rispondere, cosa voleva davvero in questo momento? Non sapeva davvero cosa dirle, con le mani fa gesto a Lucy di aspettare con i palmi aperti rivolti verso di lei ed inizia a cercare nella sacca. Come gruppo gli facevano abbastanza schifo ma quella canzone sapeva che un giorno gli sarebbe servita. La impugna e la lancia verso la finestra di Lucy che spaventata si abbassa e schiva la musicassetta che vola dentro la camera. Cade nel soggiorno di Lucy che si avvicina e la prende: Romeo and Juliet – Dire straits. Lucy sorride, prende una penna e cerca tra le sue musicassetta una di cui non è assolutamente interessata e la rititola a suo piacimento. Si affaccia alla finestra e lancia la sua musicassetta a David, che la prende al volo e legge l’etichetta:

Titolo: Sei un cretino, che gruppo di merda.

Autore: Lucy Capuleti o anche Miliotti

La finestra di Lucy si chiude ma la luce rimane accesa. Respirando lentamente cercando di mantenere la calma David arriva al citofono e suona alla sig.na Miliotti. Lo scatto dovuto all’apertura del portone fa impazzire il cuore di David che bussa con tutta la sua forza al petto. Sale scale lentamente un passo dopo l’altro fino al primo piano dove trova la porta semiaperta e Lucy all’uscio con il pigiama e la faccia assonnata. David la vede chiude gli occhi per qualche secondo, non vuole avere più paura: “Lucy io ho avuto dei gravi problemi, mi facevo di eroina, molta. Ho perso tutto e tutti. Mi ha strappato via qualsiasi cosa partendo dal materiale ai sentimenti. Mi ha tolto tutto e sono rimasto vuoto per molto tempo, pensando di farla finita con la vita. Prima di buttarmi via ho fatto un tentativo ed ho iniziato una terapia 8 mesi fa. Vedendo i risultati dirai sicuramente che son soldi ben spesi; però ti assicuro che non hai idea di cosa mi girava per la testa in quel momento. Ora sono ancora vivo, ho rischiato di morire nuovamente ma sono ancora in piedi e mi reggo ancora sulle mie gambe. Non voglio spiegarti cosa è successo l’altra notte sappi solo che ho avuto una crisi molto grave e sono state solo due le cose che mi hanno tenuto in vita, una è una lettera per un colloquio, l’altra sei probabilmente tu. Anche se mi sento abbastanza un cretino a dirtelo. Queste musicassette mi accompagnano la vita e mi aiutano a fuggire da questi mostri. Vorrei che non ci fosse solo questa sacca piena di buchi nella mia vita, vorrei che ci fossi tu ad accompagnarmi. Ora mi sento un completo cretino.” Lucy con gli occhi spalancati e le lacrime rimane per la prima volta senza parole per un momento lungo un’infinità:” David tu credi davvero che piombando qui alle 2 del mattino dopo che hai fatto il matto e mi hai mostrato il tuo disastro interiore possa davvero volerti incastrare nella mia vita?”-“Beh io ci ho provato, mi sembrava educato fartelo sapere.”-“E fai pure ironia? Tu sei completamente matto, io ti amo.”-“Penso anche io Lucy.” Il bacio che aspettava da una vita. Lucy gli prende la mano e camminando perfettamente sincronizzati entrano nella camera da letto.

Disco 2 side D

“Sono quattro mesi che non passavo a trovarti, penso di doverti aggiornare su alcune cose: ho un lavoro, ho un appartamento dignitoso, ho di nuovo una bicicletta ma non mi sono omologato. Non sono un burattino e mai lo sarò tranquillo. Per ora ho scritto sei articoli e tutti sono stati pubblicati. Non hai idea di come ami quello che sto facendo. Fino a ieri avevo una ragazza adesso non so. Lucy si è laureata e ha trovato lavoro a Londra. E’ uno stage di dodici mesi, un anno ma come potrò fare senza di lei?” Il vento gli abbassa i capelli davanti agli occhi. Pioviggina, non sta piangendo. Indirizzandosi verso la fermata dell’autobus salta sul veicolo di corsa. Si siede vicino ad una signora di mezza età che gentilmente e sorridendogli sposta la sua borsa per fargli spazio; David ricambia il sorriso ed apre il portafoglio, per controllare di avere il biglietto da obliterare solo nel caso dovesse vedere il controllore.

Sono circa le quattro di pomeriggio di venerdì e David sta scrivendo un articolo su alcuni film visti nell’ultimo anno; mentre una chiamata arriva al suo telefono:”Sì pronto”-“ David ciao sono Arturo potresti venire nel mio ufficio?”-“Certo!” Il grande capo redattore voleva parlagli, dal tono sembrava molto pacato, probabilmente erano buone notizie, spera in un aumento o qualcosa del genere; scatta nel breve corridoio salutando i pochi colleghi che passano. Arriva alla porta e fa un gran respiro e bussa: ”Sono David”- “Prego entra pure ragazzo e siediti.” David prende la sedia e sedendosi con le gambe accavallate sorride al grande campo, seppur con una certa distanza aveva un ottimo rapporto con lui, avendolo visto sempre aperto e disponibile nei suoi confronti sentiva di dovergli molto, soprattutto per tutte le dritte e gli aiuti dei primi mesi, quando ancora acerbo e immaturo David si buttava a testa bassa nella scrittura.”David ti ho chiamato prima di tutto per farti i complimenti, l’ultimo lavoro che hai scritto su Demetrio Stratos è veramente molto bello, la casella della posta è esplosa da quante lettere ci hanno mandato. Hai affinato la tua tecnica mantenendo sempre il tuo impeto e la tua voglia rivoluzionaria, sei davvero un’ottima risorsa per noi, ed è proprio questo che mi affligge.” David alla frase spalanca gli occhi, ma ancora prima che possa disegnarsi chissà quali scenari la voce del grande capo continua:” Ho un grande amico che lavora per una rivista che credo sia più consona alle tue passioni e al tuo modo di fare e di vivere e stanno cercando dei giovani giornalisti, sto parlando di Rolling Stones. Ti interesserebbe?” – Gli occhi di David sono rimasti ancora aperti e la bocca asciutta e senza parole. Solo la testa si muove dicendo un muto ma fracassante: SI! -” Vedendo la tua faccia sembrerebbe un sì David, lunedì prossimo nel primo pomeriggio verrà qui a trovarmi e vorrei che tu gli parlassi, va bene? Purtroppo non ho potuto darti molto preavviso ma spero tu capisca. Ricordo che mi dicesti che la mattina non c’eri è ok vederci per le due?” – “Si capo, grazie davvero, va benissimo non so come ringraziarla, sarebbe un sogno per me” –“David non devi ringraziarmi è un piacere per me aiutare qualcuno con del potenziale, soprattutto se può dedicarsi a qualcosa che potrebbe farlo esprimere al massimo, credo che qui tu sia un po’ soffocato dagli altri articoli. Ora vai pure che lo chiamo, ci vediamo lunedì.

Il mondo comincia a rotare a velocità che David non percepisce lunedì avrà il colloquio che potrebbe rappresentare la concretizzazione del suo sogno, ma lunedì partirà anche Lucy: un mondo potrebbe crearsi e l’altro distruggersi insieme contemporaneamente. Probabilmente è questa che chiamano alchimia pensa: nulla si crea ma neanche nulla si distrugge.

Chiude gli occhi e sabato finisce.

Sorride ed è già domenica sera:” Lucy, io non so cosa dirti non voglio perderti, non so cosa fare, ho paura per domani, ti perderò? O peggio ancora, mi perderò?”-“David è un anno e sarò Londra non in capo al mondo so che non sarà facile ma dobbiamo continuare, tu domani hai il colloquio per fare quello che più ami: scrivere di musica. E’ l’occasione per far vedere al mondo quanto vali, farò l’abbonamento dall’Inghilterra.”-“Magari questo vedendomi in faccia mi fa un bel saluto e se ne va ecco come andrà ne sono sic…” Ancora prima di terminare Lucy interviene:” David zitto, ti amo e quando sarai preso guadagnerai molti soldi per venirmi a trovare ed andremo a sentire Iggy Pop che suona ok? Sono solo quattro mesi, comprali il prima possibile i biglietti mi raccomando.” –“Ok, ok ora dormiamo manca solo che perdi l’aereo.” Lucy sorride e lo bacia, fanno l’amore e chiudono gli occhi.

Al risveglio David nota che la valigia di Lucy non è in camera e non c’è neanche la sua valigia. Sul tavolo in cucina una lettera bianca occupa il centro. David si avvicina e la apre:

Caro David,

non ho voluto svegliarti, dormivi così bene. Oggi è il nostro giorno, le nostre vite si sono incrociate ed ora si allontanano volando però sempre parallelamente, questo ci permetterà di ritrovarci perché ognuno saprà sempre dove siamo e dove saremo. Ho preso un pegno dalla tua sacca per costringerti a venire a trovarmi.

A presto

La tua Lucy.

David sorride anche se ha una paura tremenda del futuro. Si veste sono quasi le dodici, ha dormito a lungo un sonno turbolento. Prima di andare al colloquio decide di fermarsi a trovare un amico. Si avvicina sempre di più lui rimane immobile, granitico:” Eccomi, sono passato a trovarti prima del colloquio, devo parlare con uno del Rolling Stones, forse potrei scrivere per loro. Ricordi quando rubavamo il giornale dall’edicola? Tutte le foto ritagliate e appese ai muri? Sognavamo di fare la loro vita, la sognavamo e poi l’abbiamo persa, io ho riottenuto qualcosa, ma tu? Non ho potuto fare nulla per te, ero completamente distrutto quando probabilmente invocavi il mio nome per chiedermi di aiutarti, o forse anche per paura o per incapacità non hai saputo chiedermi aiuto ed ora sei lì immobile, granitico amico. Farò l’unica cosa che posso fare, vivere la vita anche un po’ per te, portando avanti i nostri sogni.” Una piccola goccia cade sulla fredda lastra di marmo ma c’è una bella giornata di sole oggi.

E’ sul pullman per andare al colloquio un nuovo mondo ora gli appartiene, un mondo che credeva fosse esser morto ora vive dentro di lui, vuole ascoltare un po’ di musica rovista nella borsa alla ricerca della sua prediletta, cerca la sua canzone e del suo nuovo mondo ma non la trova, al suo posto trova un foglio:

-I’m waiting for my man, Velvet Underground and Nico-

Ti aspetterò David, come la tonight is the night accompagnò il nostro primo incontro anche questa volta voglio che tu ti possa ricordare di me in questo modo matto e controverso con una canzone che possiamo reinterpretare a modo nostro e nel nostro modo.

Sorride e da un bacio alla custodia un altro mondo ancora ora vive dentro di lui.

 

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