Waterboys – This Is The Sea, Simone Perna

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Le cose che cambiano.
Capita di innamorarsi e perdere completamente la testa. Il cuore si spezza se nello specchio l’immagine che avevi in mente sparisce e rimani da solo a guardare la tua che sbiadisce senza riconoscerti più. Cerchi appigli, chiodi che scaccino il chiodo arruginito troppo in fretta che ti attraversa, lentamente. E sembra non finire mai.
Capita. Può capitare quando hai in mano forse per la prima volta la vita che volevi. E decidi di cambiare. Suonare, fare un disco che è una seduta psicanalitica a cielo aperto. Metterci dentro tutto quello che è vero, che è tuo. E dopo, le attenzioni, le recensioni, le interviste, concerti, gli elogi, finire in situazioni inaspettate che non sapevi fossero possibili, nuovi amici che hai sempre conosciuto da riconoscere. E i social network. Sesso, incontri. E poi, innamorarsi. Mentre a casa qualcuno assiste senza vedere e sapere niente; ma si accorge di tutto. E tu, lo sai. Muori dentro pensando a chi non ti vuole e muori dentro pensando a chi hai deciso di non volere più. Tra la primavera e l’estate di quell’anno ho spettacolarizzato il dolore giorno dopo giorno. Tutti sapevano, io non potevo fare a meno di parlare, parlare…e bere. In breve tempo passai da una camera di albergo a Londra a un letto di ospedale a Savona. A pezzi. A ritrovar pace per 5 giorni. Dalla mia stanza si vedeva il mare, quel mare che mi scorre sopra e dentro la pelle e al quale ho sempre chiesto di risolvere tutto. Quel mare che ha sempre visto, tutto. Ogni mia relazione, ogni volto e ogni corpo, ogni alba, ogni notte, ogni volta in compagnia della compagna di quel momento. Il mare mi aveva abbandonato. Forse mi era stato portato via.
Mi rimaneva lei. La musica, no? Compagna di dolore che volevo ripudiare. Addirittura. Ma non era possibile, chi volevo prendere in giro? Anche se ho pensato di vendere tutta la mia collezione di dischi. Volevo liberarmi di me.
“These things you keep You’d better throw them away You wanna turn your back On your soulless days (…) Now if you’re feelin’ weary If you’ve been alone too long Maybe you’ve been suffering from A few too many Plans that have gone wrong And you’re trying to remember How fine your life used to be (…) Now you say you’ve got trouble You say you’ve got pain You say’ve got nothing left to believe in Nothing to hold on to Nothing to trust Nothing but chains You’re scouring your conscience Raking through your memories Scouring your conscience Raking through your memories But that was the river This is the sea yeah!”
Non ricordo quando ma a un certo punto sono partiti e hanno cominciato a scorrere gli accordi enormi di questa canzone. È incontenibile tutto. Le parole ero io in quel momento. Dammi forza, mi rialzo. Mi sto rituffando. Perchè prima era solo il fiume ma ora è il mare.
Lo avevo ripreso.
Era di nuovo mio. Qualcuno che parla a te, di te, per te. Ma lo fa parlando di se. Cosa diavolo c’è di meglio al mondo?
Così andò e andrà tutte le altre volte, lo so. E posso solo dire: grazie.


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