The Ex – Soon All Cities, Claudio Paletto

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venerdi notte – festa di Radio Black Out
il groove psico/touareg di Kel Assouf ha elettrizzato il pubblico ma non me.
io non sono qui per lui: io aspetto loro, e mentre li aspetto, nel caldo umido che rende colla il pavimento del locale, penso.
penso che all’inizio degli anni ’80, tra le tante band che volevo sentire dal vivo ce n’erano un paio col nome quasi uguale : “X “ (di, e quelli di, “Los Angeles”) e  “The Ex” (punk anarchico dagli squat di Amsterdam)
e proprio questi ultimi, adesso, cominciano a suonare sul piccolo palco, due o tre metri davanti a me…
tre chitarre, una baritono imbracciata dal “padre fondatore” Terrie Hessels a fare il lavoro del basso, e batteria, quella di Katherina Bornefeld inossidabile “macchina da guerra” che spesso ci mette anche la voce (in testa mi si apre il file  “gruppi con batteristi che cantano”: Kina, Husker Du… lo richiudo immediatamente)
il concerto corre via esattamente come me lo aspetto: semplice, coinvolgente, devastante.
fino ai bis quando un ragazzino che potrebbe tranquillamente essere mio nipote, si lancia sulla tonnara ribollente di teste mettendo a rischio denti e maglietta dedicata all’ultimo sgombero che ancora brucia : “All’ Asilo ci siamo andati tutti”,
un’ora e passa di musica storta, testi taglienti e zero chiacchiere tra un pezzo e l’altro
alla fine solo applausi e rispetto, perché è chiaro a tutti che lì sul palco non c’è solo una band che si diverte ancora a suonare nei peggiori posti del mondo
c’è un’esperienza collettiva umana, politica e sonora che in quarant’anni è rimasta fedele a sé stessa continuando a sperimentare e a praticare il DIY come scelta di vita
“tanta roba, di questi tempi”, dico tra me, finendo la birra.
 
sabato pomeriggio – giardino dell’Aska
avvolgo con cura le fasce attorno ai polsi e alle nocche delle mani, è una delle prime cose che ho imparato, devono tenere il pugno ben saldo senza stringere troppo
sul dorso della destra ho ancora il timbro del concerto, quella di non lavarlo via fino al giorno dopo, resta, per me, un’ irrinunciabile abitudine
il sole trapassa il cielo inquinato di Torino e rende torrida l’aria mentre “non ho più l’età per queste cose” è il titolo più gettonato nel juke box che ho in testa
cerco il paradenti, mi guardo in giro, conto mentalmente: saremo una settantina.
l’Antifaboxe ha fatto le cose per bene, abbiamo anche montato un ring, alla fine i più in forma faranno qualche round di sparring
ad allenarsi in strada con noi ci sono ragazze e ragazzi di altre palestre popolari di Torino, Bologna, Milano, Verona
i muri del quartiere lo ripetono da una settimana: iniziativa autogestita, gratuita e aperta a chiunque voglia iniziare a praticare boxe o muay thai
un’unica dichiarata avvertenza per l’uso:
qui siamo tutti antifascisti, antirazzisti e antisessisti, per chi non lo è non è aria
qualche ora di sudore dopo lascio le vie di una Vanchiglia che stasera mi sembra un po’ St. Pauli per attraversare la passerella sulla Dora verso casa, lentamente…
il ginocchio destro sta urlando che ha bisogno di ghiaccio.
p.s.:
se avete colto il filo invisibile che per me lega The Ex, l’Asilo, la boxe popolare, St.Pauli, Radio Black Out e Vanchiglia, bene…
in caso contrario sparatevi in cuffia un po’ dei loro dischi e usate la rete per unire i puntini …. alla fine qualcosa, come sempre, apparirà.
giornata di sport popolare nel quartiere torinese di Vanchiglia:

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