Otis Redding – Tennessee Waltz, Graziano Uliani

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11 Dicembre 1967, il TG della RAI (non c’erano  ancora  TG2 e TG3) annuncia la tragica morte  di Otis Redding. Lo speaker accompagna la notizia con le note di “Tennessee Waltz”, un brano inusuale  per un artista che nel giro di tre anni aveva scalato le hit parades di tutto il mondo con brani come “I’ve Been Loving You Too Long”, “Respect”, “I Can’t Turn You Loose” o “Try A Little Tenderness” .

Il suo areo privato era precipitato nel lago Monona a Madison nel Wisconsin e Otis era scomparso nelle acque con 4 membri della sua band , i Bar-Kays oltre al pilota e un valletto. Unico sopravvissuto Ben Cauley, il trombettista e James Alexander, basso che aveva preso un volo di linea.

Il cantante aveva inciso quel brano un anno prima, nell’album “Complete & Unbelievable: The Otis Redding Dictionary of Soul”, probabilmente influenzato dalla incisione che uno dei suoi miti, Sam Cooke, aveva fatto nel 1964 nell’album “Sam Cooke Live At Copa”.

“Tennessee Waltz” era un popolare brano country realizzato nel 1948 che aveva superato il milione di copie nel 1950 con la versione di Patti Page. Nel 1974 risultava il disco più venduto di sempre in Giappone.

Un paio di  anni prima della sua tragica morte,  ero rimasto folgorato da  “I’ve Been Loving You Too Long”, una ballata lenta di Otis, decidendo che quella era la musica della mia vita. Sentire però la notizia della sua morte ad un TG sulle note di un brano struggente, reinterpretato da Redding in maniera così appassionata e personale,  mi aveva però dato la mazzata finale.

Sono passati oltre 50 anni da quell’episodio e ora Porretta si ritrova un festival dedicato a Otis Redding, il Porretta Soul Festival e una via intitolata a quello che viene definito il miglior cantante soul di tutti i tempi.

Da Porretta in 32 anni sono passati praticamente tutti i musicisti di Otis, inclusi i due sopravvissuti nell’incidente aereo, Ben Cauley e James Alexander dei Bar-Kays,  oltre a coloro che hanno preso parte alle sue registrazioni storiche come Booker T. & The MGs, The Memphis Horns e Isaac Hayes.

Molti i colleghi  che hanno voluto onorarlo nel Rufus Thomas Park di Porretta: Rufus & Carla Thomas, William Bell, Sam Moore, Eddie Floyd, Solomon Burke, Wilson Pickett, Percy Sledge, Otis Clay e tanti altri e tutto a causa di un valzer lento che non faceva parte nemmeno del repertorio classico della soul music.

Dimenticavo,  Porretta ha anche un ponte intitolato  a Solomon Burke e due bei murales dedicati a Rufus Thomas e Sam Cooke.

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PS: per integrare questo racconto con qualche notizia in più sul festival si può leggere “Soul City, Porretta Terme il festival e la musica” di Edoardo Fassio Ed. Volo Libero. Il sito del Porretta Soul è http://www.porrettasoulfestival.it

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