Soundgarden – Zero Chance, Diego Acampora

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Osservo i nomadi veri, pellegrini della disgrazia
i kilometri nei piedi, gli sguardi persi in un labirinto
le barbe rifatte i telefoni a disposizione
come la noia che li aggredisce senza scampo
cerco con la memoria il punto esatto dove
io stesso mi sono smarrito
vent’anni fa
alla ricerca delle stelle che già non brillavano più
ricreando vita sulle macerie di un mondo che avevo appena vissuto
quanta musica mi accompagnava
quanto calore a tratti mi infiammava
quanta pioggia a lavare gli errori
mai saputa gestire la solitudine
“why doesn’t anyone believe in loneliness”
era la voce che veniva dal giardino del suono
era un tempo di cuori oltre l’ostacolo
ingenui come ogni fede laica nell’uomo
antropologia positiva
spazzata via quando ci risvegliammo
in quell’estate maledetta
tra Genova e New York
ora ti guardo, Abdellah, Sulejman, Ahmed
dov’è il femminile, dove lo cerchi, cosa resta
di una memorabile traversata
un tavolo una sedia un tetto a proteggerti
ti aspettano a Dortmund o a Bordeaux
e li rincorri come le stelle intermittenti
che tu possa trovare un libro lungo la strada
e aprendolo, chiudere altre storie, altri macigni interiori
un po’ di pace, si puedes, e ricominciare tutto.

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