Lou Reed – Heroin, Gabriella Bernasconi

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Il mio primo vero moroso è stato un americano. Prima dei 17 anni coi ragazzi erano stati piuttosto degli “esperimenti”, ma quando ho incontrato Robert, è stata la prima vera cotta.
Nipote di ebrei tedeschi immigrati durante la seconda guerra a Cleveland, Ohio, e il cui padre ebbe occasione di venire in Svizzera per lavoro, Robert era alto, biondo, dinnocolato, sportivo, interessante, esotico, soprattutto in questa amena regione ticinese che è la periferia della perifera delle periferie. Robert era un provetto tennista, nella sua famiglia coltivavano speranze su di lui. Si sa, il tennis in Svizzera è un bel trampolino di lancio. Ma lui non ne voleva sapere della strada immaginata dai suoi.
Il suo avere una cultura americana, il suo essere carismatico e socievole, nonché con una fisicità oltre misura per i nostri standard lo rese il capobanda di una compagnia di diciasettenni-diciotteni di Lugano. Quando lo incontrai al baretto di quartiere dove solevamo giocare a biliardo diventai subito la sua pupa. La pupa del boss di una compagnia di soli maschi.
E così comincai a frequentare Robert e la sua gang. Erano quindi lunghe serate in motorino, il Ciao, due o tre per “mozz”, come lo chiamavamo noi. Dal centro città si partiva per le colline, a cercare nuovi “siti” dove sfondarci di chilum di libanese, parlare a dismisura, ascoltare musica. Poteva essere una vecchia cascina diroccata, un bosco di castagni, la riva di un fiume sui sassi.
Oppure io e Robert passavamo le domeniche pomeriggio nel suo letto. E certi pomeriggi che entrambi bigiavamo al liceo. Tanti pomeriggi. Aveva questa cameretta completamente tappezzata da copertine di vinili. Ovunque, anche sul soffitto. Non sto a descrivere le nostre goffe acrobazie da alcova, anche perché sinceramente non le ricordo così determinanti sia per me, sia per voi. Posso descrivervi però la colonna sonora e il soffitto pieno di copertine. Pomeriggi a base di Crosby, Still, Nash & Young, Jackson Browne, Jefferson Airplaine, Greateful Dead, Carly Simon, Patty Smith, Talking Heads, Simon & Garfunkel, Jimi Hendrix… Ma soprattutto, erano pomeriggi Lou Reed, la cui copertina di Rock’roll Animal mi fissava esattamente aldisopra il guanciale dove appoggiavo la testa durante il riposo post… Avete capito.
Trombatina coll’americano figaccione, canna, Heroin in sottofondo, la mia canzone preferita tratta dal live più bello della storia. Come esserci in quel concerto. Avevo 17 anni e questa era la mia formula per la felicità. E alla luce di ciò che combinano oggi i ragazzini di questa età mi pare una formula molto innocente e pulita.

Dopo un otto mesi di questo andazzo, una primavera, un’estate, un’autunno, cadde l’inverno. Mia madre ricevette la telefonata da un’altra madre, quella di Sandro che faceva parte costante della banda di Robert. Questa mamma aveva trovato una siringa sotto il letto del figlio.
Putiferio. Tutte le mamme si telefonarono a vicenda, e caddero tutti i birilli. Io fui sottoposta ad una perquisizione ogni giorno, al rientro a casa da scuola. Mi fu proibito di uscire e ricevere telefonate, per tre e più mesi. Ma con il tempo scoprii cosa era successo. Tutti, ma tutti i ragazzi di quella compagnia stavano sperimentando con l’eroina.
Io non ne sapevo niente.
Mentre scrivo sto ascoltando Heroin di Lou Reed e un po’ piango. È una canzone di sconfitta, di rassegnazione, un grido d’allarme. Penso a come si interuppe quella relazione, quella con Robert ma anche con tutti i ragazzi di quella compagnia a cui volevo bene. Che fu un dolore immenso quel perdere tutti. Ma capii anche che questi amici mi avevano tenuto nascosto il loro sperimentare con le droghe pesanti perché avevano capito che era pericoloso. E non volevano farmi del male. Mi avevano protetta.
Ci fu chi poi finì in terapia. Chi prese una sfracca di botte. Robert fu spedito seduta stante in Ohio, dai nonni. Oggi, grazie a internet ho scoperto che è padre di due figli, che lavora come consulente assicurativo, che allena a tennis una squadra di pulcini in una cittadina di nome Parma, vicino a Cleveland.

Chissà se ascolta ancora questa canzone.

 

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