Red House Painters – Dragonflies, Francesco Centamore

redhousepainterscover-846x846

Dragonflies è un lupo mannaro. (Red House Painters –Dragonflies)

“In quel film ero come un macchinista delle montagne russe, volevo solo che il pubblico fosse elettrizzato durante la visione e urlasse, ma come si urla quando si va su e giù sulle montagne russe» – Robert Hitchcok a proposito di Psycho.

Ho la convinzione che Dragonflies sia tra le canzoni meno citate tra quelle che compongono Rollercoaster dei Red House Painters. E’ una mia personalissima e manifestamente errata idea, perché è altrettanto impossibile ignorarla e non elevarla a costante risonanza di una nostalgia universale, come la luce di una stella, una melancolia da lobo hombre, un male catubbo che si nutre di desiderio e perdita, come a volere braccia senza limiti che per riabbracciare la Luna, senza freni.

“Sembrava il supplice, l’orante disperato del dio della distanza e dell’assenza, d’un ignoto dio, impassibile o efferato. Ai suoi singhiozzi, ai suoi strazi non rispondeva che il fiotto morto e lento frangersi sugli scogli e il silenzio torpido, come il respiro sordo e beffardo di quel cielo e di quel mare.” Vincenzo Consolo, Nottetempo, casa per casa.

Mi barrico, certamente cullo me stesso, convinto che nessuno abbia, più di me, potuto sentire le assenze evocate dalle corde di una chitarra che pare, pur compostamente e quasi a trattenere, comunque ubriaca di desiderio, quel “Because i love you more than anyone”. Vale, a voler quantificare l’incommensurabile, più di Kathy song, nella cui Londra, questa mia Dragonflies è, almeno all’inizio, ambientata.

Nel novembre del 1994 feci colletta per regalare il disco – in realtà omonimo, essendo Rollercoaster titolo che deriva dalla struggente immagine di copertina – ad una cara amica in occasione del suo compleanno. Dopo qualche giorno le chiesi il disco in prestito, feci comunque presto a restituirlo, avevo la mia C90 messa da parte.  Sono certo che la mia amica lo trovò deprimente, o almeno all’inizio fu così, me lo confessò qualche anno dopo. Tuttavia, nel 1997, mi recai a Londra per fare visita alla mia amica e insieme andammo a sentire dal vivo i Red House Painters.  “Ma che ci fai a un concerto dei Red House Painters con indosso la maglietta dei Dead Kennedys?” . Dopo qualche giorno fumai hashish ascoltando l’intero Rollercoaster, un bel pezzetto di fumo ricevuto in dono non appena messo piede in quella casetta nel quartiere Archway,. Dimenticai la risposta che diedi a quella domanda, si stava veramente bene stonati a Londra a bere tè nel giardino dietro casa.

Parecchi anni dopo venne dicembre e poi febbraio, e in un altro luogo, tra distanze che parevano incolmabili, Mark Kozelek canta  “Two windows stare at us like eyes. behind them December’s dark early morning sky”.  Una falena attratta dalla luce che proviene dalle abitazioni altrui, gli occhi nerissimi come le migliori ciliegie, soffici stelle nere direbbe David Tibet, e comunque, più che specchio dell’anima ( lo specchio, si sa, ci ritorna indietro una immagine finta, speculare) l’Anima stessa al dì là di uno stupefacente e incantatore sorriso del quale puoi farti schermo offrendolo a chiunque, ai passanti; ai conoscenti; ai figli; ai coniugi; ai genitori; agli amici. L’Anima no: come la libellula, che nasce e vive parte consistente della propria esistenza in forma di larva prima di divenire insetto, puoi venderla solo al Diavolo una volta trovata.

Dragonflies è il condensato musicale di questa poesia di Clarice Lispector:

“Non ti amo più.
Starei mentendo dicendo che
Ancora ti voglio come sempre ti ho voluto.
ho la certezza
che nulla è stato invano
Non potrei mai dire che
Alimento un grande amore.
Sento ogni volta di più che
Già ti ho dimenticato!
E mai userò la frase
Io ti amo!
Sento, ma devo dire la verità
E’ troppo tardi
ora leggetela dal basso verso l’alto”

è, di nuovo con la Lispector,  “ricordarsi con nostalgia è come dirsi addio di nuovo” ( da Acqua viva);

“I wonder in what fields today
You’re chasing dragonflies at play
My little lost girl so far away”