Clash – I’m Not Down, Luca Martinelli

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“If it’s true that a rich man leads a sad life
N’ that’s what they say from day to day
Then what do all the poor do with their lives?
On judgment day with nothing to say?”

Camminavo per le strade di un Bronx immaginario, dove i Savage Skulls non erano altro che soldatini adolescenti ancora vergini,ed i Ghetto Brothers null’altro che confratelli d’una chiesa illegittima.
Negli auricolari i Clash sparavano chitarre come proiettili nelle mie orecchie erose dal disgusto.

“I’ve been beat up, I’ve been thrown out
But I’mnot down, I’m not down
I’ve beenshown up, but I’ve grown up
And I’m not down, I’m not down”

Camminavo, anzi, nuotavo in quella palude: i sentimenti, sapete, non sempre possono esistere. Spesso nella vita si sopravvive, annerendo ogni colore con uno sputo di catarro e vomitando su ogni genere d’amor proprio. Comunque nuotavo, e vedevo i vili dietro i cassoni dell’immondizia: “Forse i gorilla si sono trasformati in angeli” sussurravo nel mio animo, sempre più privo di una traccia qualsiasi di lucidità. Ma immediatamente si levarono ululati di scherno, e si proiettarono nel mio dolore: avevano un motivo valido quelle scimmie per umiliarmi? Davvero potevano osare anche l’inosabile con me, fino a ridurmi ad una viscera senza pelle né anima?

“On my own I faced a gang of jeering in strange streets
When my nerves we’re pumping and I
Fought my fear in, I did not run,
I was not done”

nei timpani il punk graffiava ogni sensibilità celata tra fogli e tagli.
Quell’anno (era il 2017? O forse eravamo nel 2085, ed Alexander DeLarge nascosto in un cespuglio mi spiava?) abitavo in un paradiso inquinato dalle risate più stupide, ed io volevo solo fuggire. Spesso, invece, mi ritrovavo a tremare immobile lungo vie impossibile, circondato sempre da quegli esseri pelosi mascherati con volti di ragazzi: uno si esprimeva a monosillabi, l’altro intonava cori demoniaci, l’ultimo fumava vergogna. Volevo solo fuggire, nulla di più, nulla di meno.
Ogni settimana-infinita come i secondi che compongono il più breve minuto- avevo per poche ore il permesso di uscire, per parlare con un fantasma: gli ripetevo le solite litanie da 4 soldi, sulle ossessioni d’acciaio che non riuscivano a fuggire lungo i giusti binari e sulle frammentazioni che mai si ricomponevano ma sempre più si scomponevano in atroci pezzetti di cristallo. Lui annuiva, annotava tutto con un inchiostro nero su una pagina nera,mi accompagnava alla porta; e si ritornava là, nel mondo dei gorilla-uomo.

“And I have lived that kind of day
When one of your sorrows will go away
It goes down and down and hit the floor
Down and down and down some more
Depression
But I know there’ll be some way
When I can swing everything back my way
Like skyscrapers rising up
Floor by floor, I’m not giving up”

i Clash urlavano i loro bisbigli senza chiedermi un perché.
Ma anche nei peggiori film dell’orrore, prima o poi il sangue smette di fluire. Quando le prime foglie iniziarono a cadere grevi, io riuscii a prendere il bus della salvezza, e mai più mi voltai indietro. Inizialmente fu strano vedere occhi benigni sulle mie unghie vetrate, ma poi mi abituai. Reimparai a respirare ossigeno senza dovermi scusare. Iniziai ad inventare oasi, a difenderle dai principi ipocriti che sempre bramavano conquistarle. Godetti musiche nuove con compagni di freschezza. Disegnai ritmiche nuove, e trovai qualcuno disposto ad applaudire. Contemplai persino infiniti di danza su sentieri a me ancora sconosciuti. E compresi che mai ero crollato a terra, mai. Nonostante la merda, nonostante lo schifo.

“So you rock around and think that
You’re the toughest
In the world, the whole wide world
But you’re streets away from where
It gets the roughest
You ain’t been there
I’m not down”

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