Mauro Pelosi – Vent’anni Di Galera & Hüsker Dü – Diane, Stefano Giaccone & Lalli

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Canzoni che ti salvano la vita, che illuminano, anche a rebours, il tuo cammino. Questo scritto verrà co-firmato da Stefano e Lalli. La decisione di scrivere di queste due canzoni, tra le migliaia che io e lei abbiamo suonato, condiviso, ascoltato, amato, invece è stata presa insieme. Perché? Non lo so…. In quest’epoca senza misteri né domande, lasciamo al Suono del Mondo un piccolo spazio di silenzio, di luce senza immagini, di commenti sottovoce e risposte leggere come farfalle. Ogni volta che vedo una farfalla mi stupisco di stupirmi: quanto abbiamo perso di noi, quanto abbiamo rimosso dalle mani e dall’anima come fosse sterco inutile. Quanta vita buttata, nel chiasso della musica, dell’arte, dell’esibire sui social l’eterno remix della subalternità.
Dal 1968 al 1977 alla radio (la RAI) di pomeriggio c’era una trasmissione che si chiamava “Per voi giovani”. I giornalisti proponevano “la canzone della settimana” e la mettevano su ogni giorno, per sette giorni (ci ha lavorato anche il compianto Claudio Rocchi). Se ricordo bene decisero, un certo lunedì del 1972, di suonare due canzoni, giudicate diciamo ex-aequo, “Michel” di Claudio Lolli e “Vent’anni di galera” di Mauro Pelosi. Quelle due canzoni sono state estremamente formative del mio “attraversare” la musica e dell’idea che mi sono fatto che le canzoni servano a mettere insieme una cassetta-degli-attrezzi per un Personale Linguaggio Universale Di Rivolta. Ma mentre di Lolli riuscii a comprare tutti i dischi, quello di Pelosi non riuscii mai a trovarlo. Dieci anni dopo lo vidi, per la prima volta, su uno scaffale a casa di Lalli. Lei disse che pensava di essere la sola persona ad averlo comprato, io pensavo di essere l’unico che si ricordasse di quell’album. Mauro, col quale ho scambiato alcune mail dopo aver fatto una cover di quel brano, vive da molti anni in India e ha un sito molto interessante, http://www.mauropelosi.it/. Pochi mesi fa ha fatto uscire un LP nuovo, dopo 40 anni. Lo sto ascoltando proprio ora. Si chiama “Acqua sintetica”. Se Mauro Pelosi e la sua canzone mi abbiano salvato la vita non saprei dirlo con certezza oggi. Però una cosa la so: fu al centro di un incontro, decisivo per la mia vita, con la sola Voce Autentica di Poeta della nostra generazione, Lalli. Ancora l’accompagno alla chitarraogni tanto, arrancando con la mia povera tecnica strumentale. “Io che credevo nel mondo, che rimanesse proprio tutto così” è una linea dal nuovo LP di Pelosi. Già, diocristo, già…

Molte le canzoni che mi hanno attraversato e impresso la loro ruga sulla mia faccia e quasi tutte quelle che ho cantato mi sono rimaste come uno spazio di fiato imprescindibile. Diane, però è speciale.
Scritta dalla band statunitense Hüsher Dü,per ricordare l’episodio di stupro, seguito poi dall’uccisione di Diane Edwards,oltre alla bellezza della canzone, sia dal punto di vista musicale,sia per l’ovvia importanza di denunciare un ennesimo crimine contro una donna,Diane ha portato il respiro di un periodo che ha segnatoil passo della mia vita, di allora e futura, perchéin quegli anni avevo appena iniziato a cantare, in pubblico intendo, con i Franti.Il nome della band, poi, ha un significato particolarmente poetico.In danese/norvegese significa “Ti ricordi?”.Ecco, sì, ora che gli anni e le canzoni nel mio respiro iniziano ad essere davvero tanti,non voglio ricordare e basta. Vorrei che lo spazio del respiro di memoriapotesse farmi trovare ancora altro fiato, altre canzoni.Come hanno fatto Bob Mould e compagni scrivendo Diane.


Lalli e Stefano (ex Franti)

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