Paolo Conte – Gioco d’Azzardo, Filippo Ricci

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14/02/17

E’ affascinante e sorprendente scoprire come un album riesca a sedimentarsi all’interno del proprio animo e leggerci ogni volta una sfaccettatura della propria personalità. Il periodo della mia adolescenza è coinciso con la scoperta della musica generalizzata. Quei gruppi così grandi da aprirti la vastità di un mondo musicale ma che è comunque un universo abitato da tante, troppe persone. In Svezia ho scoperto il mio mondo. Non so se ci sono stati altri periodi della mia vita in cui la ricerca musicale ha dato così tanti frutti succosi e dove potessi tornare ad abbeverarmi a parecchi anni di distanza. Ivan Graziani, i Love, gli Zombies, Tim Buckley, sono solo i primi nomi che vengono alla mia mente e che ricollego a quel periodo. Questa sera ho riascoltato, forse per la prima volta, Appunti di viaggio. Un album immenso come la vastità dei territori nordici e indissolubilmente legato a quel freddo glaciale. Poche settimane fa ho trovato il vinile in un ricco e confuso negozietto di Napoli. Era una copia usata ed il suono che viene fuori da questa piccola perla è un suono vissuto e caldo. Come la maggior parte dei grandi album italiani, sembra all’apparenza costituito da semplici canzonette. Ma, ad uno sguardo più attento, si possono rintracciare segmenti sonori complessi e profondi come la voce vellutata di Paolo Conte. Conosco poco la vita del cantante piemontese ma mi affascina la sua capacità di inserire intarsi jazzati in una struttura classicamente cantautoriale. Ed è proprio questo che mi colpisce: oscillare fra due opposti, in questo caso la semplicità della struttura musicale e la ricerca di un particolare che stupisce e lascia attonito. Un assolo di tromba, un fraseggio di pianoforte, il ritmo ossessivo delle percussioni. Avrei potuto scegliere un’altra canzone da Appunti di viaggio. Dancing e il suo procedere incessante verso una meta sconosciuta o la frenesia di Diavolo rosso. Gioco d’azzardo è nostalgica e complessa come solo le canzoni migliori sanno essere. Appunti di viaggio è un disco notturno, a Stoccolma era notte e anche adesso l’unica luce che risplende è quella di un candelabro placidamente posato sul tavolino della cucina. Gioco d’azzardo si distanzia leggermente da quell’inquietudine asfissiante che si percepisce nel disco e le note di pianoforte suonate da Paolo Conte mi tolgono il respiro. La prima volta che la ascoltai in Svezia ero di ritorno dal campetto da basket, fermo in un autogrill su un pullman che mi avrebbe riportato a casa. In qualche altra notte mi ritroverò ad ascoltare Gioco d’azzardo e a rivivere quei momenti gelidi della Svezia, mi scapperà un sorriso, forse una lacrima. E sarò ancora lì a scommettere su un amore rischioso e pericoloso come solo i veri amori sanno essere.

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