Nina Hagen – Naturträne, Gabriella Bernasconi

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L’altra sera ho condiviso su Facebook Naturträne di Nina Hagen, tratta dall’album Nina Hagen Band. L’ho dedicata a tutte le donne del mondo – era il giorno contro la violenza sulle donne – e ho indicato il testo tradotto in italiano mettendo l’accento sulla disperazione femminile, così liricamente cantata, con rabbia repressa, con furore, con enfasi.

Aperta si presenta la finestra
Nuvole di passeri
Soffia il vento, il mio naso si congela
E alcuni tubi di scarico fanno rumore
Oh, lì il sole tramonta
Rosso e oro, così dovrebbe essere…
Guardo in fondo alla strada
Mi sembra di vedere un conoscente
Adesso il cuore mi diventa pesante
Ho bisogno solo di vedere
gli uccelli sbattere le ali
E poi i miei occhi volano verso l’orizzonte
Fa male anche all’anima, che bello
Natura di sera, la città tranquilla
Anima screpolata, lacrime che corrono
Tutto ciò è tremendamente offuscato
E io continuo a piangere…

Questa canzone mi ricorda un pomeriggio di sabato, tre ragazzine, mia sorella Patrizia, Raffaella sua amica, ed io. La casa di Raffaella era una casa di artisti, molto caotica, interessantissima. Chiacchieravamo, ci confrontavamo, c’era anche una bottiglia di vino. Tre ragazzine un po’ brille che si volevano bene. Lei mise sul tappetino del giradischi questo disco, e come terzo brano arrivò questa canzone. Ci sconvolse. Non avevamo mai sentito niente del genere, ci entrò sottopelle. Riascoltammo e riascoltammo ancora. E poi la cantammo, cercavamo di imitare Nina, arrivare a quegli acuti disperati. Raffaella e mia sorella ci riuscivano, io invece ero concentrata sui bassi rabbiosi. Quando Nina canta abbassando la voce “Rot und gold das musst das sein” (“rosso e oro, così dovrebbe essere”) ecco quello era il mio momento. Una frase che ho impressa sull’anima, un tatuaggio, e ogni tanto me la ripeto.
Mi feci registrare una cassetta da quel disco, da Raffaella, e poi, dopo quel pomeriggio di quel lontano sabato, tornai in collegio, dalle suore, che era vicino al San Gottardo, Alpi svizzere. Erano già due anni che stavo lì, in internato. Ero lì non perché ero una ribelle o una scapestrata. No, perché ero una ragazzina terribilmente ingenua vittima di bullismo nella scuola pubblica, e questa del collegio fu la grande pensata della mia famiglia per tagliare la testa al toro.
In quel collegio ho dovuto per forza tirare fuori i gomiti. Non so se potete immaginare un’internato di solo ragazze adolescenti in preda agli ormoni e incazzate perché lontane dalle coccole di mammà e papà. Ma a ben pensarci oggi, quel collegio mi ha fatto solo del bene. In breve tempo ero diventata una caporiona, sempre in Direzione a farmi lavare la testa dalla badessa. Ero diventata una “trascinatrice” in marachelle perché avevamo tutte un nemico in comune, che io avevo immediatamente individuato e che tormentavo senza sosta, vendetta di bambina su tutti i tormenti che avevo avuto in passato. Il nemico erano le suore.
Ora mi viene in mente suor Cecilia, che si era così autonominata in onore della Santa dei musicisti. L’unica umana lì dentro. Era la maestra di canto, con un’immensa passione per Verdi (che mi ha trasmesso). Quando sento un’aria di Verdi penso sempre a lei, alla sua coinvolgente estasi, i momenti più vicini a un orgasmo che avrà provato nella sua vita quella povera anima pia di suor Cecilia. È grazie a lei che brigando e implorando, riuscimmo ad ottenere un juke box nella sala ricreazione. O a far accendere la radio durante l’ora quotidiana di cucito. Ed è grazie a lei che io riusciì a mettere la musica durante la messa del giovedì.
La prima volta misi The Great Gig In The Sky dei Pink Floyd, e lì la passai liscia. Le suore, che cantavano sempre i salmi con la loro voce tremolante e stonata, zitte. La seconda volta misi Selling England By The Pound dei Genesis. Ecco, forse avevo esagerato con la rindondanza di suoni che potevano annoiare, ma che bel momento! La terza volta misi su la cassetta che mi aveva fatto Raffaella, appunto, Naturträne di Nina Hagen. Boooom! Neanche Santa… suor Cecilia poté intercedere, quando in seguito mi proibirono di mettere musica alla messa.
Mi dispiaque molto allora, però ancora oggi, mentre scrivo questo aneddoto e ascolto la canzone, scoppio a ridere al pensiero della facce delle suore, della badessa e del prete, che ebbero tutti quanti quando Nina Hagen faceva Nina Hagen.
Anche questo è punk.

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