Eels – Things the Grandchildren Should Know, Ettore Craca

eeeee

Con gli occhi chiusi ammaccati da giorni di abuso di schermi elettronici e da poco sonno mi lascio cullare dallo sgocciolio della pioggia sul tetto e dal ronzio della lavastoviglie al piano di sotto. Suoni che fanno “casa” e che conosco nei minimi dettagli.
In tarda mattinata vado a recuperare la ragazza e andiamo a pranzo dai nonni, un rito della domenica condiviso da migliaia di famiglie.
È un abitudine cui non diamo particolarmente peso ma è chiaro che è qualcosa cui penseremo con nostalgia e una buona dose di rimpianto tra una decina d’anni, forse quindici.
Lei avrà ventitré, venticinque, ventotto anni, io quaranta in più.

I nonni sono sempre entusiasti di averla per casa anche ora che la sua attenzione è drenata con gran facilita’ dalle chat di what’s app e da instagram. Lei è contenta di vederli, li abbraccia, scherza, si misura in altezza con la nonna anche ora che l’ha platealmente superata, ma il suo esserci rispetto al loro è quello di chi dà per scontata la presenza dell’altro nel tempo, in qualche modo dimenticando, per fortuna, che l’altro non ci sarà per sempre.
Una sorta di sospensione dell’incredulita’ di cui cado vittima anche io per buona sorte.
Per loro è diverso. Il grado di coscienza di avere il tempo contato rende ogni giorno insieme più prezioso, più cercato, più importante.

Spesso mi capita di immaginare fino a che età riusciranno ad accompagnare la crescita della loro sola nipote. Riusciranno a vederne il diploma? La possibile laurea ? Il potenziale matrimonio? Riusciranno a conoscerne il primo ragazzo “importante”?
Incrocio le dita sapendo che la risposta non è nelle mie mani. Avrei potuto dare loro più tempo per incrociare le rispettive esistenze ma le cose sono andate cosi’ ed è inutile recriminare soprattutto considerato che ci sarebbero state anche alternative peggiori.

Ieri ho lasciato Anna Sofia al suo rituale scorazzamento con gli amici in centro del sabato pomeriggio. Ne ho approfittato per fiondarmi in libreria per uscirne con tutti i pacchetti regalo natalizi.
Ci siamo ritrovati dopo tre ore. Sono sbucato dietro l’angolo del luogo dove ci eravamo dati appuntamento forse qualche minuto prima di quanto si aspettasse. Era con la sua amica di sempre, quella con cui si accompagna dai giorni della scuola dell’infanzia, e tre ragazzini che sembravano molto piu piccoli di loro, anche più piccoli di quel che probabilmente sono. Ho intercettato un sorrisino imbarazzato tra le due ragazze, certamente dovuto alla mia presenza. Ho dato loro tempo per i saluti salutandoli a mia volta e allontanandomi un po’. Li ho visti abbracciarsi tutti l’un l’altro con un moto spontaneo bellissimo.

Mi sono reso conto ancora una volta che sta vivendo l’inizio di anni indimenticabili al di là di quello che sarà di questo paese e di questo pianeta.
Gli stessi anni che mio padre, che ha combattuto tutta la vita, guarda ora con una apprensione e una paura che non gli riconosco.
Gli stessi anni che mia madre guarda con la consapevolezza di chi è sopravvissuto a tutto e sa affrontare le paure.
Gli stessi anni cui io guardo oscillando tra i loro tre poli come colui che si trova in mezzo e che ancora vive lo stato mentale di un eterno ragazzo quando riesce a sfilarsi dal labirinto di ansie che e’ il tessuto sottostante ad ogni vita adulta.
Gli anni saranno gli stessi ma saranno completamente diversi per ognuno di noi.
Saranno anche questi anni importanti.

COSE CHE I NIPOTI DOVREBBERO SAPERE
di Mark Everett

Vado a letto molto presto la sera
Può sembrare strano
Mi sveglio presto la mattina
fregandomene di quanto fossi incazzato il giorno prima.
E’ qualcosa di nuovo.

Non esco molto
Non mi piace avere gente intorno
Mi rende nervoso e strano
Non mi piace nemmeno andare a concerti
Preferisco starmene a casa
Si potrebbe pensare che odio la gente
Non è esattamente così.

Faccio cose stupide
Ma il mio cuore è al posto giusto
E io lo so.

Ho un cane
Lo porto in giro
Alla gente piace salutarlo
Guardo spesso le crepe del marciapiede
E sto imparando a dire “ciao”.

Sto diventando come mio padre
Non l’avrei mai detto
Ora posso dire di avergli voluto bene
Non ho mai capito come dev’essere stato per lui

Ho la sensazione che sia qui con me
Anche se è morto.

Non è tutto buono ma non è nemmeno tutto schifoso
Non credere a tutto quello che leggi
Sono l’unico che sa come è andata, così
credo sia meglio te lo dica prima che me ne vada.

Alla fine vorrei dire
tutta la mia gratitudine.
Ho provato a trarre il meglio da tutte le cose
e a godere di ciò che ho avuto.
Ho conosciuto il vero amore
e la vera passione
e la differenza tra le due cose.
Ho dei rimpianti
Ma se dovessi rifare tutto,
Beh, credo proprio lo rifarei.

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