Massive Attack – Butterfly Caught, Diego Acampora

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Non c’è nulla a questo mondo che sia “mio”. Non è mio il letto dove dormo, non è mia la strada sotto casa. Non lo sono i quadri rossi pieni d’ebraismo ed erotismo di Chagall, e neanche le belle librerie, quelle calorose e accoglienti. Non sono miei i ponti di ferro o le scale di legno, le opere d’arte, i tramonti infuocati su Torino nè le anse della Sava e del Danubio, non è mia la montagna, quella innevata e fresca e neanche quella fiorita in estate. Non è mio l’Est anche se ci ho devoluto metà dell’ esistenza, non è mio questo maglione di lana che scalda, memoria di ben altri corpi che si guardavano con occhi intensi, non è mio il vino che gronda dalle nostre labbra, nè le ottime Pale Ale le vodke nè tantomeno le rakije, forme sublimi di natura alcolizzata. Non sono miei, chè son di tutti, i saggi e i romanzi, il sapere la conoscenza, le finestre e le porte, le aule, le assemblee le riunioni i laboratori i cantieri i progetti, non sono miei Volodja Karl Antonio non è mia Frida, non è mia la Ddr nè la Jugo di Sarajevo e Belgrado, nè Mosca nè Leningrado non l’incrociatore Aurora davanti al quale ho pianto e visto piangere, non sono miei i laghi le tundre le taighe i ghiacciai le amate alte colline toscane le adorate Apuane non sono mie la Lunigiana la Garfagnana e il tratto d’Italia che mi sta più a cuore, lì dove la montagna toscana si incunea nell’appennino toscoemiliano e prosegue arrivando alla Pietra di Bismantova. Non sono miei i tuoi capelli e neanche gli anelli che indosso, le tue vesti belle quelle che svolazzano quelle che scoprono quelle che proteggono. Non sono mie le amate luci basse calde, non è mio il necessario e confortante buio. Non sono miei gli oggetti e i dispositivi dai quali siamo circondati.
Non è mia Inquieto dei CSI perchè quando la ascolto è tutto il mondo che sta suonando quel pezzo, dal profondo delle anime impaurite fino al verde pulito delle curve che la Drina fa all’altezza di Višegrad, fino alle donne jugoslave impotenti di fronte all’idiozia maschile. Non è mia Seattle.
Non è mia, è anche tua, A simple twist of fate di Bob dal Minnesota, perchè nonostante che il testo racconti cose che ho realmente vissuto (pazzesco), è semplicemente incredibile che Zimmerman abbia visto tutto così chiaro, così delicato.
E se al tempo del possesso non sentire nulla come mio può sembrare una grande forma di involontaria resistenza, come essere in comunicazione con ogni materia vivente senza volerla possedere, ecco, non è proprio così, perchè mie sono le lacrime e “en peu de salutaire angoisse”. Vivila mi si dice, è sano, è normale attraversare tutto questo.
Radiate, open lips, keep smiling for me.

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