Smashing Pumpkins & My Bloody Valentine & Esben and the Witch, Gianluca Bindi

TRE BRANI: ROSA

Untitled collage


The Smashing Pumpkins – Cupid de Locke

Il sole di fine estate ritinteggiava di colori caldi le facciate della scuola all’ora di pranzo.Si incontrarono, e non fu colpa di nessuno. Si videro, trasportati dal morbido flusso di anime che tamburellava le scale in picchiata verso l’uscita dell’edificio. I suoi capelli rosa spiccavano tra le altre teste e, giurò a sé stesso, neanche voleva avere chissà quale secondo fine quando, sfiorandola, le raccontò di come lo avessero colpito. Ma lui, come professore di ruolo in letteratura, di certoera conscio di quanto strano fosse fare dei complimenti a un’alunna che nemmeno frequentava una delle sue classi. E proprio quando si aspettava il disprezzo adolescenziale vomitarglisi addosso, gli piantò su un sorriso che mai avrebbe immaginato si potesse tirar fuori da un volto.Tutto sommato alla sua vita, adesso che erano scoccati i quaranta, non mancava proprio niente: insegnare gli era sempre piaciuto e sua moglie Emma era ormai tornata a casa da un anno, dopo quel paio di settimane assurde in cui scappò con suo cugino. Acqua passata ormai. Ma da quel giorno sentiva l’irrefrenabile bisogno di vedere Matilde, la ragazza dai capelli rosa. Con scuse letterarie, si ritrovavano a parlaredi libri nei tavolini dei bar di periferia. Era talmente strano che non era strano per nessuno dei due: ecco quanto c’era di sbagliato in quegli incontri.A ogni movimento della bocca, a ogni parola pronunciata,veniva assalito da un’inconsueta fibrillazione che collegava il suo lato intellettuale direttamente alle sue reni. Arrivò a raccontare a sé stesso che quei capelli potevano essere un portale per un nuovo picco di felicità, posta a un livello più ideale. O, forse, non era altro che una crisi di mezza età precoce e senza motivazione apparente.Un giorno provò a baciarla. Lei si scostò, arrossendo di imbarazzo. Con quella mossa azzardata aveva mostrato le sue intenzioni, come se i suoi pensieri fossero stati riposti in una teca di plexiglass per uso e consumo di chiunque. Per un attimo ebbe una sincera paura che, qualsiasi cosa fossero quegli incontri, stesse per terminare. Ma con sua piacevole sorpresa, lei tornò a sorridere e a parlare. Lui riprese a scrivere, e nonostante il fiasco sentì un sentimento che cresceva fortissimo per l’innocenza di quella ragazza che, a differenza di Emma, era felice di vederlo ogni singola volta. Non c’era niente di male nell’azzardo. Si sentiva invincibile, e non perché possedesse chissà quali mezzi di distruzione altrui, ma si trattava di qualcosa di più fisso e inscalfibile. Una sicurezza data dalla totale vulnerabilità emotiva. Una deposizione delle armi che lo faceva sentire forte come mai prima di allora, senza aver più bisogno di dimostrarlo. E fu proprio con questo spirito che risultò più che convincente di fronte alle domande sempre più sospettose della moglie. Lo fu anche una notte, quella di un sabato in cui i genitori di Matilde erano partiti per Parigi, per l’anniversario.Ben presto il film di Tarkowski sul computer diventò un mero scorrere di immagini. Sotto le coperte profumate, lei strisciò sotto il suo braccio, sentendo il suo respiro sulla testa. Lui la baciò sulla nuca e dopo qualche secondo le tirò su il volto per cercare le sue labbra. Lei non oppose resistenza, così come quando lui iniziò a spogliarla.


My Bloody Valentine – 
To here knows when

La stanza da letto adesso era diversa. Si trattava del nido della coniugalità, il legame che aveva stretto con Emma. C’erano respiri corti, pieni di eccitazione, ma anche di paura. Paura della consapevolezza di volere fortemente ciò verso cui la vita li stava dirigendo. Gli attimi si pienarono delicati e timidi.Un circolo virtuoso di sguardi immensi abbassò i freni inibitori in maniera placida, una danza del voglio/non voglio che non faceva altro che convincerlo sempre più a prendere le redini dell’insolita situazione creatasi. Si avvicinò alla moglie, la baciò e la fece immergere nel proprio sorriso. Poi si girò verso Matilde e le fece cenno di unirsi. Entrò nell’abbraccio della coppia con un’espressione di totale disarmo. Chiuse gli occhi e avvicinò le labbra a quelle di Emma. Mentre assaporava il suo bacio, sentìla sua testacinta dal respiro sempre più energico di lui. Le venne in mente la prima volta che lo fecero, nella sua cameretta, il primo di tanti passi che li avevano portati a quel momento Si sentì trasportare verso il letto dall’eccitazione di entrambe. Quando la stesero di schiena pensò che il cuore le stava prendendo a picconate il petto. Lui le sfilò la felpa e la maglietta, lei i pantaloni.Vide che aveva indosso le mutandine con la Torre Eiffel, che i suoi le avevano regalato tornati dal weekend dell’anniversario, e se ne vergognò molto. Si sentì talmente stupida a non essersene messa un altro paio. Arrossì e distolse lo sguardo da Emma. Chiuse gli occhi e tentò di non pensarci. Sentì lui che le si sdraiò accanto. Il contatto con la sua pelle calda la tranquillizzò. Iniziò ad accarezzarle i capelli. Gli piacevano davvero tanto, glielo disse pure il giorno che si incontrarono all’uscita del primo giorno di scuola. Avrebbe potuto trovarlo viscido, un quarantenne che fa complimenti a una ragazzina, ma non ci trovò nessuna malizia. I polpastrelli disegnavano linee intricate sulla sua testa, e lei fu avvolta dai brividi della pelle d’oca. Proprio quando cominciava a ritornare a proprio agio, sentì le unghie di Emma punzecchiarle le anche. Strinsero i lembi delle mutandine e cominciarono a leggermente a graffiarle le gambe dalla cima fino al loro sfilarsi dai piedi. Il cuore le ricominciò a battere fortissimo. Quando Emma le allargò le gambe e si tuffò in lei, non si sentì più in imbarazzo.L’uno nell’altro, fra gemiti, carezze e sfregamenti, crearono così un luogo intimo e segreto, lontano da tutti, in cui seppero di appartenere per davvero; un luogo in cui conobbero un momento di totalità assoluta col tempo, a loro esclusiva discrezione.


Esben and the Witch – Marine fields glow

Si avviò all’uscita di scuola. La fiumana di persone era sorda, muta, o comunque non in grado di tangere la sua attenzione. Decise difermarsi e lasciare chequella valanga intorpiditalo sopravanzasse. Guardò nel vuoto per un attimo. I suoi occhi vitrei catturarono in lontananza un cesto di capelli rosa, familiare. D’istinto serrò i pugni. Ancora non riusciva capire cosa fosse successo, come poteva, lei, camminare superficialmente su quel cazzo di marciapiede, come se tra loro non fosse successo niente. Non avrebbe mai pensato che il tutto finisse a rotoli così velocemente. Soprattutto dopo aver imparato a conoscerla profondamente. Una ragazza dalla sensibilità e delicatezza fuori dal comune, che aveva in un modo o nell’altro rovesciato la sua vita con una potenza inaudita. Col risultato che non solo lei lo aveva allontanato, ma che aveva spinto anche Emma, sua moglie, a lasciarlo definitivamente. Una discesa rovinosa e incontrollata, proprio quando sentiva di aver raggiunto l’equilibrio emotivo perfetto, di aver sconfitto ogni tipo di gelosia e pure aver dissolto un po’ del suo pesante ego che si portava appresso da una vita. A un tratto Matilde volse lo sguardo. Ci mise relativamente poco a trovare il suo, in cima alle scale dell’entrata. Quegli occhioni lo fecero arrendere per l’ennesima di innumerevoli volte. Quasi istantaneamente rilasciò le mani, e si vergognò di aver palesato un così volgare atto di violenza su di lei. Lo guardò per qualche secondo di un sorriso amaro, di chi non aveva saputo resistere a così tanto amore tutto insieme. Tenne lo sguardo finché non lui non ricambiò con la stessa moneta. Poi svanì, ritornando alla sua vita. Claudio aspettò un altro po’ prima di ricominciare a muoversi. Se non altro, la cosa difficile che aveva appena appreso, era che da lì in avanti, avrebbe impiegato tutte le proprie forze emotive nell’accettare la solitudine. Magari era proprio venuto il momento che si sarebbe rimesso a scrivere per davvero. Rimase con le immagini dei corpi nudi avvolti e con svariati incendi da domare.

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