Fotheringay & Sandy Denny – Nothing More, Alessandro Giovannelli

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Era una sera di pioggia. Come questa. Anzi, era notte. Notte fonda. Lassù, sopra Orsigna, cadeva pure qualche fiocco di neve. Una sera come tante, di quelle che finivano lontano dalla città per la noia. Ricordo come fosse ora che avevo portato la cassetta del disco dei Fotheringay. Strada facendo, lo avevamo ascoltato una volta per intero. Era ripartito, passava “Nothing More”, ed eravamo quasi a Casa Gavazzi. Io ero seduto dietro. Ma ciò che non posso dimenticare è che mentre la voce di Sandy cantava “and words I use them rarely, when I’m all alone”, sul finire della canzone, vidi qualcosa muoversi al limitare del bosco, a pochi metri dalla strada. Fu come l’atto, pienamente umano, del rialzarsi di soprassalto da posizione distesa. Un attimo, come pochi fotogrammi. Non era un animale, per qualche ragione ne ero certo. Per un attimo fui convinto di averne incrociato gli occhi e che quegli occhi fossero umani. E un po’ di quella convinzione, in fondo una convinzione poco rassicurante – lassù nel mezzo al nulla, in una notte da lupi -, mi resta ancora oggi quando rivedo davanti agli occhi l’oscurità di quella notte di tanti anni fa. O quando riassaporo tutta l’immensa bellezza di questa canzone.

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